COMUNE

Dopo le elezioni prime tensioni in Consiglio ad Agrigento

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AGRIGENTO. Finito il tempo delle strette di mano, degli auguri e delle congratulazioni, i nuovi, o quasi nuovi inquilini di Aula Sollano, sono pronti ad affilare le armi dell’appartenenza politica e della voglia di contare qualcosa. Il Consiglio comunale di mercoledì sera, oltre ad eleggere i componenti delle sei commissioni permanenti e di quella elettorale, ha fatto emergere le prime crepe e nelle stanze dei gruppi, c’è chi parla già di passare all’opposizione, magari solo perchè «deluso» di alcuni accordi trasversali che ne hanno impedito una maggiore rappresentatività.

In merito alle modalità con cui in questi due Consigli si è proceduto ad eleggere i rappresentanti, gli unici a dire qualcosa, sono stati i 5stelle. «È a dir poco allarmante - spiega il portavoce Elio Di Bella - per chi ama la democrazia e intende difenderne i principi e le regole, quello che è accaduto nelle prime due riunioni. Era noto che la scelta del presidente era avvenuto per accordi di vertice già diversi giorni prima, ma questo consiglio non ha voluto neppure salvare le forme, affermando l'inutilità delle decisioni da prendere in aula rispetto agli accordi maturati in altre stanze.

La candidatura di Daniela Catalano infatti non è stata neppure presentata in aula per spiegarla e sostenerla con adeguate ragioni. Essa quindi non è maturata nell'aula consiliare nè sostanzialmente nè formalmente. Chi l'ha generata ha rivelato un disprezzo nei confronti dell'aula allarmante. Nella seconda seduta la presidenza ha assunto un ruolo nella vicenda della nomina dei componenti le commissioni consiliari molto discutibile. È stata la stessa presidente Daniela Catalano e non i capigruppo ad indicare i candidati da eleggere nelle varie commissioni».

Intanto per le casse del Comune, è iniziato un nuovo giro di giostra. I consiglieri infatti, tranne i Cinquestelle La Scala e Carlisi, pare non abbiano alcuna intenzione di rinunciare o ridursi i gettoni di presenza per le commissioni che solo lo scorso anno erano costate centinaia di migliaia di euro a fronte di indimenticate 1133 riunioni i cui verbali, scritti a mano e poco leggibili si spera diventino comprensibili a tutti e pubblicati tempestivamente sull’albo pretorio on line.

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