LA CONFISCA

Canicattì, al Comune i beni di Di Caro

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Si tratta dell’imponente caseggiato di Cuccavecchia e del limitrofo terreno di alcuni ettari

CANICATTI'. Sono stati trasferiti di fatto all'amministrazione comunale presieduta del sindaco Corbo, che ne ha già preso possesso, gli ultimi beni confiscati secondo la "Legge Rognoni La Torre". Si tratta dell'imponente ed elegante caseggiato di contrada Cuccavecchia e del limitrofo terreno di alcuni ettari coltivati ad oliveto ormai in stato di abbandono da quando l'Agenzia per la Gestione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia ha fatto notificare al suo possessore il decreto di confisca.

I beni sono riconducibili, secondo la speciale sezione "Misure di prevenzione" del tribunale di Agrigento, gli investigatori della Direzione Investigativa Antimafia e la stessa Agenzia presieduta dal prefetto Umberto Postiglione all'imprenditore Calogero Di Caro, già imputato e condannato in alcuni processi per associazione a delinquere di stampo mafioso e negli anni '90 in piena guerra di mafia oggetto di un agguato che gli costò la perdita di un occhio. Di Caro comunque si è già rivolto attraverso il suo avvocato Contrino di Agrigento alla Cassazione per una ulteriore revisione ed attenuazione del decreto di confisca dei suoi beni; di provenienza illecita per gli investigatori mentre per lo stesso Di Caro frutto dell'attività imprenditoriale e di legittimi investimenti nel corso degli anni.

 

 

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