VERSO LE ELEZIONI

Musi lunghi nei partiti dopo l'esito delle primarie di Agrigento

Per Alessi, patron della squadra di calcio dell'Akragas, i numeri sono bulgari: ben 2.152 voti, il triplo delle preferenze ottenute dal secondo, il rivale Epifanio Bellini, tessera Pd e dirigente del circolo 'Luigi Berlinguer', il grande sconfitto, fermo ad appena 808 preferenze

AGRIGENTO. Da sempre affascinato dal metodo ma mai del tutto convinto ad adottarlo, il partito di Berlusconi per la prima volta si misura con le primarie e le vince. Lo fa ad Agrigento. E lo fa in alleanza col Pd. Nella forma, i simboli dei due partiti coesistono sotto il cartello 'Agrigento 2020', ma nella sostanza a sancire l'intesa di quella che è stata ribattezzata la 'strana alleanza' sono stati proprio i big locali dei due partiti e non solo. A vincere le primarie per scelta del candidato a sindaco di Agrigento (si vota il 31 maggio), anzi a stravincerle, è stato Silvio Alessi, l'imprenditore amico del numero due degli azzurri in Sicilia, il parlamentare Riccardo Gallo Afflitto, molto vicino a Silvio Berlusconi.

Per Alessi, patron della squadra di calcio dell'Akragas, i numeri sono bulgari: ben 2.152 voti, il triplo delle preferenze ottenute dal secondo, il rivale Epifanio Bellini, tessera Pd e dirigente del circolo 'Luigi Berlinguer', il grande sconfitto, fermo ad appena 808 preferenze.

Nei gazebo, domenica, è stata una festa. Quasi 4 mila votanti. Ma nei partiti rimangono i musi lunghi, per un'operazione politica indigesta per una parte delle classi dirigenti di Pd e Forza Italia. Gallo Afflitto invece incassa una doppia vittoria, avendo portato avanti il progetto senza l'avallo del coordinatore di Fi in Sicilia, Vincenzo Gibiino, che ha subito la fuga in avanti del suo vice. Adesso, in casa Forza Italia l'imbarazzo è tangibile: sostenere Alessi rinunciando al simbolo del partito o presentare un proprio candidato? Non meno complicati gli interrogativi in casa Pd, col proprio candidato 'umiliato' ai gazebo e con i falchi dem che alzano i toni dello scontro. Tanto che il governatore Rosario Crocetta, col suo Megafono anche lui protagonista della 'strana alleanza', fa il pompiere: «Bisogna sempre rispettare il voto dei cittadini, ad Agrigento c'è una persona che viene dalla società. Non è Forza Italia ad averlo candidato ma liste civiche». Anzi, «la candidatura è stata una scelta osteggiata da Forza Italia nazionale», e ancora «siamo di fronte a una rottura, d'altra parte se si realizzano delle contraddizioni nel fronte degli avversari perchè non approfittarne». Parole che non fanno breccia tra i contrari della prima ora, come il deputato regionale del Pd, Fabrizio Ferrandelli. Il suo è un redde rationem: «Il candidato sostenuto da autorevoli esponenti locali e nazionali del Pd ha ottenuto 800 voti, molto meno degli iscritti al partito di Agrigento e solo un terzo dei voti dell'uomo di Berlusconi: basterebbe solo questo per mandare in panchina i protagonisti di questa sconfitta». Insomma «è un Pd 'Afflitto'».

Un contesto nel quale il silenzio dei vertici siciliani di Pd e Fi appare assordante. Nessun commento ufficiale, preludio a scenari tutt'altro che definiti. Dopo esser stati alla finestra, adesso Udc e Ncd preparano le contromosse. In casa scudocrociato, il candidato è Lillo Firetto, deputato regionale e sindaco di Porto Empedocle, stimato negli ambienti del centrosinistra. Probabile, a questo punto, l'alleanza con Angelino Alfano, che proprio ad Agrigento ha il suo feudo elettorale: qui il leader di Ncd si gioca una partita fondamentale per tentare di rilanciare l'appeal di un partito scosso dalla vicenda Lupi. E provare a rompere la 'strana alleanza' che per Sel, Lega Nord e Fratelli d'Italia non è altro che «un inciucio».

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