UNIVERSITA'

Senza futuro, dipendenti e studenti del Cupa scendono in piazza

Il cardinale don Franco Montenegro e la Chiesa agrigentina, hanno deciso di aderire alla manifestazione di oggi esprimendo solidarietà agli studenti impegnati nella rivendicazione del diritto allo studio

AGRIGENTO. Studenti in piazza e con loro anche i dipendenti del Cupa. Tutti preoccupati per il futuro dell’università agrigentina travolta dall’incertezza. Gli studenti, che hanno già ribadito di avere intenzione di continuare le forme di protesta fino a quando non arriveranno risposte certe dalla politica, hanno organizzato per questa mattina, un corteo che attraverserà la città fino al Palazzo della Prefettura dove sarà inscenato un sit-in.

«È necessario - chiariscono ancor auna volta gli studenti del Cupa - avere delle risposte concrete non soltanto sulla salvezza del polo, ma anche sulle prospettive di sviluppo future dello stesso. Chiediamo che si investa nella cultura e che si lavori per consentire ai giovani di portare le proprie professionalità e competenze su un territorio che più di altri necessita di nuovi stimoli e orizzonti reali di sviluppo. Chiudere il Polo di Agrigento significa privare il territorio di migliaia di giovani, impoverendolo oltremodo e distruggendone, di fatto, il futuro. La Regione deve farsi carico di questa imprescindibile realtà territoriale che rischia di scomparire e le forze politiche tutte devono unirsi a noi in questa battaglia».

Alla manifestazione di oggi, si è anche cercato di coinvolgere un gran numero di scuole superiori anch’esse toccate da problemi seri. Inoltre crediamo, infine, che è possibile seguire l’evoluzione della vicenda sulla pagina facebook dell’evento #SaveUniAg. Sull’incertezza che caratterizza il futuro del Cupa, si registra anche la posizione della Federalberghi provinciale. «Perdere l'università oggi - spiega il presidente Francesco Picarella - vuol dire dare un definitivo stop alla crescita culturale, sociale ed economica di una città che non presente prospettive di altro sviluppo e che si affida alle eccellenza riconosciute come unico strumento di sopravvivenza, a conferma che questo territorio serve solo a generare consenso politico».

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