IN APPELLO

Mafia nell'Agrigentino, 15 assolti e 15 condannati

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L'operazione, eseguita dai poliziotti di squadra mobile e commissariato di P.Empedocle il 26 giugno di tre anni fa

AGRIGENTO. Solo due condanne, relative peraltro a personaggi minori, sono state confermate. Per il resto tredici pene vengono ridotte, due del tutto annullate e tredici assoluzioni sono state confermate: la Corte di appello di Palermo poco dopo le 14,30 di ieri ha messo il sigillo sul verdetto di secondo grado della maxi inchiesta antimafia "Nuova Cupola". L'operazione, eseguita dai poliziotti di squadra mobile e commissariato di Porto Empedocle il 26 giugno di tre anni fa, secondo gli inquirenti avrebbe disarticolato le nuove famiglie mafiose dell'Agrigentino. Per la prima volta, a distanza di tanti anni, un'indagine aveva individuato il nuovo organigramma mafioso di Cosa Nostra provinciale ma l'ipotesi accusatoria, che già era stata ampiamente intaccata in primo grado (23 assoluzioni e 17 condanne), ieri è stata ancora ridimensionata dal verdetto della terza sezione della Corte di appello. Il nuovo presunto capo delle famiglie mafiose della provincia, Leo Sutera, 65 anni, ex docente di educazione fisica, per questo soprannominato "u prufissuri", in primo grado era stato condannato a sei anni di reclusione in continuazione con la sentenza del processo "Cupola" di cui la nuova inchiesta rappresenta l'ideale continuazione. In appello la pena è stata dimezzata a tre anni per effetto dell'esclusione di un'aggravante.

Sutera (difeso dagli avvocati Nicola Grillo e Carlo Ferracane), l'uomo che avrebbe preso il posto del boss Giuseppe Falsone dopo la sua cattura a Marsiglia nel 2010, potrebbe presto tornare libero visto che la pena è stata quasi interamente espiata. I giudici hanno accolto anche buona parte dei motivi di appello dei difensori del palmese Francesco Ribisi (gli avvocati Daniela Posante e Valerio Vianello) e la condanna decisa in primo grado - 20 anni di reclusione - è stata accorciata a 13 anni. Ribisi, 33 anni da compiere il prossimo 26 maggio, sarebbe stato il responsabile (sia pure "in pectore" visto che il progetto pare sia rimasto su un piano formale non ancora ultimato) di un nuovo mandamento che avrebbe raggruppato diverse famiglie mafiose.

 

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