LA SENTENZA

"Contributi incassati illecitamente", condannato un imprenditore di Racalmuto

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Calogero Romano, imprenditore racalmutese, dovrà restituire più di 110 mila euro allo Stato per un progetto «fantasma»

RACALMUTO. Accusato di aver incassato illecitamente contributi statali previsti dalla legge 488, l'imprenditore racalmutese Calogero Romano, 59 anni, attualmente sotto processo davanti al Tribunale di Agrigento per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato condannato dalla Corte dei conti a restituire al ministero dello Sviluppo economico 110.343 euro in solido con la società «Romano srl» di cui era rappresentante legale.

La sentenza (47/2015) è stata pronunciata dalla Sezione giurisdizionale, che bolla Romano come «vero dominus dell’intera vicenda, che con sciente violazione degli obblighi di servizio ha ripetutamente inoltrato documentazione alla banca concessionaria per provare, solo in apparenza, la regolare esecuzione del programma finanziato».

La somma faceva parte di un finanziamento di quasi 2 milioni di euro ottenuto tra il 2001 e il 2003 dalla «Mediterranea cavi spa» e dalla «Impresa eredi Romano snc» (poi «Romano srl») ma una parte del danno erariale contestato dal pm contabile è andato in prescrizione.
I progetti presentati in realtà erano due: il primo della «Eredi Romano» per l’ampliamento di un capannone già esistente nel Comune di Racalmuto dove venivano prodotti cavi elettrici, l'altro della «Mediterranea cavi» per la costruzione di un nuovo capannone in un'area limitrofa.

Le indagini avviate dalla guardia di finanza accertarono, però, che nel primo caso mancava la concessione edilizia mentre nel secondo si sarebbe trattato di un «progetto fantasma» relativo allo stabilimento già esistente. In sostanza Romano avrebbe chiesto due distinti finanziamenti per un unico progetto. Ma c'è di più: secondo il rapporto delle Fiamme gialle le società avevano documentato l'avvenuto aumento di capitale cui erano obbligati «quando nella realtà alcuni degli importi versati nelle casse sociali provenivano dalla stessa società (giroconti), dalla riscossione di crediti nei confronti di clienti per forniture effettuate o dall’altra società facente capo al medesimo rappresentante legale».
Secondo i giudici contabili, quindi, «non si è in presenza di mere irregolarità formali ma di un sostanziale sviamento delle risorse pubbliche dal loro scopo, con non corretta attuazione del programma approvato e finanziato». Respingendo le eccezioni della difesa di Romano, il collegio giudicante sottolinea «non può considerarsi rilevante la circostanza che il progetto sia stato interamente realizzato, né che il livello di occupazione previsto in progetto sia stato in realtà raggiunto, in contrasto con quanto affermato in sede di autodichiarazione, tramite l’impiego di lavoratori in nero e documentazione fiscale irregolare».

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