IL MESSAGGIO

"Agrigento rialzati!": l'augurio dell'Arcivescovo Montenegro alla città

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«Davanti al presepe mettiamo una città che vuol rinascere ed una università che non deve morire e tutti siamo impegnati affinché questi doni restino davanti a quel Bambino, credo che allora dirci buon Natale avrà un vero significato»

AGRIGENTO. «Rialzati Agrigento! città dalla storia millenaria». Questa la frase che pronunciò Giovanni Paolo II in una calda domenica nel cuore della Valle dei Templi, ai piedi del tempio della Concordia, a conclusione della visita pastorale alla diocesi.
Quel grido di speranza del Santo Padre oggi, molto attuale, lo rilancia l’arcivescovo Francesco Montenegro nel corso degli auguri di buon Natale agli operatori dell’informazione, ha parlato di ricominciare, di una ricostruzione morale e materiale della città. E lo fa dando, con poche e semplici parole, la sveglia a questa città dormiente davanti al dilagare dell’indifferenza.
«Per Agrigento, per questo territorio, mi vien da dire che a Natale Gesù ci viene a dire “Ma non vi accorgete che il mondo è invecchiato troppo e bisogna dare una spinta, una scossa?” Ecco allora dico a questo territorio scuotiamoci».
L’Arcivescovo parla sempre alla prima persona plurale: facciamo, svegliamoci, ricostruiamo, per Francesco Montenegro l’unità di tutte le forze è il cemento per una vera ricostruzione.
«Il problema non è che gli altri facciano le cose per noi - afferma -, ma che ognuno di noi faccia la sua parte». Mons. Montenegro si rivolge a tutti, nessuno escluso: dalla classe politica agrigentina presente a Roma e Palermo, agli Amministratori, ai responsabili delle Istituzioni al singolo cittadino : «Chi sta nei Palazzi faccia la sua parte, la Chiesa faccia la sua parte, ma anche il semplice cittadino deve fare la sua parte».
«Dio è venuto a dirci che noi siamo grandi, importanti – ha proseguito l’Arcivescovo – e che nessuna vita vale più delle altre. Allora guardiamoci con questi occhi, noi agrigentini e quando dico agrigentini dico del territorio, che colui che ci sta davanti è una persona importante come te, se non altro è importante per Dio».

L’Arcivescovo dopo gli aspetti ecclesiali del Natale entra nel vivo: «In questo Natale ho due sofferenze, sono tante, ma mi permetto di sottolinearne solo due. Ormai da tempo la vado ripetendo: la storia di questo Centro Storico e della Cattedrale è la Storia di Agrigento. Se il Natale significa ricominciare vorrei invitare chi è nel mondo della politica, nelle varie Istituzioni di ricominciare, ma, questa volta facendo sul serio. Ognuno deve fare la propria parte perché la morte del Centro Storico e della Cattedrale significherà l’addormentamento di Agrigento».

Parole dure nel loro significato. «Ricominciamo e ricostruiamo», è l’augurio di mons. Montenegro a questa martoriata provincia di Agrigento per il Santo Natale.

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