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Delitto Amato a Palma: condannati padre e figlio

L'agguato, che sarebbe stato deciso per vendicare alcuni contrasti di natura economica, è scattato il 22 aprile del 2011

PALMA DI MONTECHIARO. Trenta anni di reclusione per Vincenzo Bonfanti, ventisette per il figlio Nicola, imputati per l'omicidio di Nicolò Amato e il ferimento del figlio Diego: la Corte di assise di appello di Palermo conferma pienamente la sentenza di primo grado. Il collegio presieduto da Biagio Insacco, ieri pomeriggio, ha emesso il verdetto che stabilisce anche una provvisionale - anticipo del risarcimento del danno, subito esecutivo - che gli imputati dovranno pagare alla vedova e al figlioletto della vittima che si sono costituiti parte civile con l'assistenza dell'avvocato Salvatore Russello.

Il terzo imputato, Raimondo Bonfanti, 29 anni, fratello di Nicola, di due anni più grande, è stato condannato in precedenza a 18 anni di reclusione con rito abbreviato dal gup Ottavio Mosti e il processo di appello prosegue il 5 febbraio. L'agguato, che sarebbe stato deciso per vendicare alcuni contrasti di natura economica, è scattato il 22 aprile del 2011. Amato, che affittava ai Bonfanti i locali del bar pizzeria «La Fontana», a Palma, non avrebbe ricevuto i soldi relativi al pagamento di alcune bollette e avrebbe deciso di vendicarsi mettendo i lucchetti alle saracinesche per impedire loro di tornare dentro i locali e riprendere le loro attività.

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