LE MOTIVAZIONI

L’assoluzione di Zambuto, dai giudici un elogio all'ex sindaco di Agrigento

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La Corte esprime apprezzamento all’ex sindaco di Agrigento per la decisione di dimettersi

AGRIGENTO. La sentenza viene depositata in tempi record, cinque giorni appena, e i giudici tributano un riconoscimento a Marco Zambuto, risultato totalmente estraneo alle accuse di abuso d’ufficio, ma dimessosi dalla carica di sindaco di Agrigento, dopo la condanna ad appena due mesi e venti giorni, inflittagli il 12 giugno scorso. In nove pagine, scritte dal presidente della prima sezione della Corte d’appello di Palermo, Gianfranco Garofalo, il collegio evidenzia tutti i limiti di un’indagine che aveva portato al processo, celebrato col rito abbreviato, e alla condanna di Zambuto, riconosciuto colpevole dal Gup Francesco Provenzano.

In appello gli avvocati Giovanni Di Benedetto, Nino Gaziano e Giacomo La Russa hanno ribaltato la prospettiva del primo grado: Zambuto era accusato di avere finanziato con i soldi della Fondazione «Pirandello», di cui era presidente, una campagna pubblicitaria «autocelebrativa» a ridosso delle elezioni amministrative del 2012, nelle quali era stato riconfermato come sindaco. Non c’erano però, scrive ora la Corte d’appello, «i presupposti richiesti dalla legge» per affermare la colpevolezza, dallo «svolgimento delle funzioni o del servizio, alla violazione di norme di legge o di regolamento», né l’essersi procurato «intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale». E lo stesso procuratore generale Ettore Costanzo aveva chiesto l’assoluzione.

 

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