«Antiracket»: la prima associazione tra Agrigento, Enna e Caltanissetta

L’iniziativa nasce dalla sinergia tra la Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane e Confindustria Sicilia
Agrigento, Economia

AGRIGENTO. Imprenditori, commercianti ed artigiani di Agrigento, Caltanissetta ed Enna insieme per ribadire il «no al pizzo». Sul solco tracciato dal protocollo siglato lo scorso anno tra la FAI, la Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane e Confindustria Sicilia, verrà presentata domani alle 10.30 in Prefettura, la prima delle tre associazione antiracket, frutto della collaborazione fra i territori del centro Sicilia.
«Si tratta – spiega il vicepresidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro – di testimoniare con una concreta azione il valore sociale legato al sacrificio di uomini come Libero Grassi, il cui patrimonio di civiltà non possiamo permetterci di disperdere. Poter contare su singole associazioni nei territori di Enna, Caltanissetta ed Agrigento che, però si muovono sotto una regia unica e sempre in raccordo con le organizzazioni datoriali, vuol dire affrontare in visione unitaria e sistemica l’impatto negativo nell’economia reale che genera la violenza dei mafiosi».
Alla presentazione prenderanno parte il prefetto Santi Giuffrè, commissario straordinario del governo per il Coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, il Prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, il presidente onorario della FAI, Tano Grasso e il vicepresidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro.
«L'associazione di Agrigento – commenta il presidente onorario della FAI, Tano Grasso – è il frutto di quella significativa rottura realizzata in quel territorio grazie all'intelligente e coraggiosa presa di posizione della Confindustria che si è manifestata anche con concrete denunce penali. La FAI accoglie la nuova associazione di Agrigento offrendo ai colleghi l'esperienza di oltre venti anni, un'esperienza fondata sulla collaborazione con forze dell'ordine e autorità giudiziaria e sulla solidarietà tra imprenditori secondo il modello della denuncia collettiva. Adesso l'esperienza di Agrigento deve diventare un modello per quella parte della Sicilia».
«Una forza che diventa ancora più dirompente – conclude Catanzaro – perché sostenuta da prefetti, magistrati a diverso titolo coinvolti e rappresentanti delle forze dell’ordine e che deve spingere alla denuncia anche le singole vittime delle estorsioni che ancora subiscono in silenzio».

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