Comune di Favara, una sola apertura pomeridiana

FAVARA. Dallo scorso primo luglio erano entrati in vigore i nuovi orari di apertura del Comune. La giunta, infatti, aveva disposto un solo rientro pomeridiano (dei due solitamente praticati) e nella sola giornata di mercoledì, con orario che andava a coprire la fascia tra le 15.15 e le 18.45. Va precisato che la scelta non fu dettata da esigenze estive, come negli anni precedenti, ma dalla necessità di contenere le spese. Proprio così. L'operazione, infatti, avrebbe comportato dei risparmi per l'ente locale in quanto si sarebbe dimezzata l'erogazione del buono pasto (da due a uno a settimana), privilegio di cui i dipendenti godevano dal 1992. La decisione fu presa nel corso di una concertazione con le rappresentanze sindacali unitarie e i sindacalisti provinciali Caruso (per Csa) e Aquilino (per Cgil).
L'iniziativa, che creò non pochi malumori, fece seguito alla richiesta della Corte dei Conti di procedere ad una serie di misure correttive avendo notato saldi negativi nei bilanci dell'ente. E l'idea di risparmiare sul buono pasto (circa 35 mila euro l'anno), sostitutivo della mensa aziendale, trovò immediati riscontri applicativi. In sede di concertazione decentrata, tenuta lo scorso 23 giugno, si concordò di procedere alla nuova articolazione del lavoro, con un solo rientro settimanale, ma solo per il periodo compreso tra il primo luglio e il 31 agosto. Essendo la scadenza prossima ad arrivare, il segretario comunale, Piero Amorosia, ha proposto all'amministrazione comunale di estendere l'orario estivo a tutto l'anno e ciò al fine di ridurre ulteriormente il costo del buono pasto. Proposta recepita dalla giunta municipale con l'atto deliberativo numero 95.
Una novità di non poco conto è che nella giornata pomeridiana di rientro (il mercoledì), e comunque dalle 15.15 alle 18.45, si dovranno tenere le eventuali sedute di consiglio comunale e di commissione. E ciò per evitare di tenere aperti gli uffici in giornate diverse con il coinvolgimento del personale a cui spetterebbe, di conseguenza, il pagamento delle ore di lavoro straordinario. Insomma, la cinghia la devono stringere tutti perché la cura dimagrante non risparmierebbe nemmeno la classe politica.

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