Comune di Favara, «Salvi i fondi per ex pretura e integrazione digitale»

FAVARA. Grande preoccupazione hanno destato due lettere dell’assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro recapitate al Comune con le quali si comunica l’avvio dei procedimenti di revoca dei finanziamenti relativi al recupero funzionale dei locali comunali dell’ex pretura di piazza Garibaldi e all’integrazione digitale. La Regione avrebbe accertato che sul programma di contabilità «Caronte», dove vengono inseriti tutti i dati relativi ai progetti finanziati e costantemente monitorati, al 22 luglio non sarebbero stati presenti impegni giuridicamente vincolanti. Un ritardo eccessivo che prefigurerebbe un disimpegno dell’amministrazione comunale. Sarà proprio così?
«Assolutamente no – spiega la responsabile interna dell’operazione, Albina Spoto – perché mentre la gara sull’integrazione digitale è stata definita mancando solo la firma del contratto da parte dell’associazione di imprese che si è aggiudicato l’appalto (Telecom Italia Spa, mandataria, Nt Service srl e Halley Consulting srl mandanti), quella relativa al recupero dell’ex pretura è in itinere. Oltre la metà delle offerte pervenute è stata già esaminata». Ma c’è veramente il rischio di perdere i finanziamenti? «A spiegare lo stato dell’arte ai funzionari della Regione – continua la dottoressa Spoto – sono stati l’assessore Enzo Agrò e il dirigente comunale Giacomo Sorce andati appositamente in missione a Palermo. Riteniamo che le giustificazioni siano state esaustive. L’unico obbligo è quello di definire i lavori dell’ex pretura entro il 30 giugno del prossimo anno. Ciò significa che la gara deve essere portata a termine immediatamente accelerando le pratiche per le verifiche che di solito sono quelle che fanno perdere più tempo».
Nel progetto di recupero dell’ex pretura è prevista anche la riqualificazione delle aree limitrofe (piazza Garibaldi) mentre l’integrazione digitale è un servizio, finanziato per quasi 600 mila euro, destinato alle fasce meno protette della popolazione, immigrati compresi. L’obiettivo è di creare le condizioni che consentano ai soggetti emarginati, in particolar modo alle donne e alle persone con un retroterra di migrazione, di sfruttare le innumerevoli potenzialità offerte dalla società dell’informazione, andando incontro ai loro bisogni.

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