Immigrazione, da giovedì l'esercito lascia Lampedusa

Agrigento, Archivio

ROMA. I 70 militari dell'Esercito impegnati a Lampedusa nella vigilanza - in concorso con le forze dell'ordine - del Centro di soccorso e prima accoglienza e del deposito di barconi impiegati dagli scafisti, si apprestano a lasciare l'isola. Lo prevede una rimodulazione del dispositivo prevista dal ministero dell'Interno. Giovedì alle 16 - informa il sito della forza armata - si svolgerà una cerimonia di saluto ai soldati, con la presenza dl sindaco di Lampedusa e Linosa, Giusi Nicolini ed il comandante del raggruppamento 'Strade Sicurè Sicilia Occidentale, colonnello Marco Buscemi.
La vigilanza del Centro proseguirà ad opera di 20 uomini dell'Aeronautica Militare. L'Esercito lascia l'isola dopo 28 anni di presenza quasi ininterrotta. I primi uomini, una compagnia di paracadutisti della Brigata Folgore, furono infatti inviati a Lampedusa il 16 aprile 1986, a seguito di una grave crisi diplomatica con la Libia. Da allora, è sempre stata presente una componente della forza armata, che aveva sede in una piccola base dell'Esercito a Contrada Imbriacola, passata poi al demanio nel 2006 e successivamente divenuta sede del Centro di Soccorso e Prima Accoglienza per i migranti.
Tra i momenti più significativi della presenza dei militari dell'Esercito si ricorda l'intervento in occasione del naufragio del 3 ottobre scorso, quando un'imbarcazione libica partita da Misurata si inabissò a largo dell'isola, provocando 366 morti e 20 presunti dispersi. L'Esercito intervenne immediatamente disponendo un sistema di osservazione e controllo lungo le coste dell'isola per avvistare i naufraghi, contribuendo al soccorso dei migranti e occupandosi del recupero e trasporto delle salme delle vittime. Considerata la grave emergenza umanitaria, pochi giorni dopo il naufragio, l'Esercito impiegò sull'isola anche alcuni militari di origini africane, per facilitare i rapporti con i migranti e interpretarne le esigenze utilizzando la loro lingua madre.
Da allora i soldati con compiti di mediazione culturale si sono continuamente avvicendati sull'isola.

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