Agrigento, frana al Viale: "Serve un milione per la sicurezza"

È la cifra stimata dai consulenti della Procura, i lavori previsti potrebbero già cominciare la prossima settimana

AGRIGENTO. Un milione di euro per mettere in sicurezza l’intera area del Viale della Vittoria interessata dal crollo del 5 marzo che ha costretto le autorità a evacuare tre palazzi e alcune attività commerciali. È la cifra stimata dai consulenti tecnici della Procura. Il pubblico ministero Andrea Maggioni, titolare dell’inchiesta, ha affidato a due tecnici il compito di svolgere degli accertamenti. Il professore Giuseppe Giambanco, presidente del corso di laurea in Architettura di Agrigento, e il geologo Gian Vito Graziano, presidente nazionale dell’Ordine dei geologi, hanno stimato che la cifra occorrente per riportare in sicurezza l’intera zona è di un milione di euro. Questa conclusione è stata condivisa dalla Protezione civile che ha messo a disposizione la somma. E stato anche sottoscritto una sorta di protocollo di condivisione, di conseguenza i lavori potrebbero già cominciare la prossima settimana e, nel più breve tempo possibile, il primo dei tre palazzi sgomberati potrebbe essere restituito ai proprietari e contemporaneamente liberare da ogni ostacolo la viabilità al Viale della Vittoria che in queste settimane è stata messa a dura prova dall’interruzione del tratto centrale. I vigili urbani avevano eseguito un decreto di sequestro, disposto dal gip Stefano Zammuto su richiesta del pm Maggioni, mettendo i sigilli all’area interessata dal crollo del costone che si è abbattuto su uno dei palazzi Crea costringendo allo sgombero di altri due stabili. - per un totale di oltre sessanta famiglie sfollate – di alcuni esercizi pubblici e di diversi studi professionali. Contestualmente era stato nominato come custode il comandante della polizia municipale Cosimo Antonica. Al momento sono tre le persone iscritte nel registro degli indagati per disastro colposo. Si tratta di Maria Isabella Sollano e dei figli Oreste e Valentina Carmina, proprietari dei terreni interessati dalle colate di argilla che sarebbero stati obbligati a ripristinare le condizioni di sicurezza prima della catastrofe che solo per un miracolo non ha provocato diversi morti. In realtà sarebbero stati iscritti come atto dovuto perché risultano formalmente ancora proprietari del terreno, che però di fatto era nella disponibilità da oltre venti anni del Comune. Terminata la prima fase dell’attività istruttoria l’inchiesta potrebbe allargarsi e prendere una piega diversa.

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