La truffa sui farmaci, davanti al gip 2 medici fanno scena muta

AGRIGENTO. Gli altri due medici coinvolti nell'inchiesta sulla presunta truffa nella vendita dei farmaci fanno scena muta dal gip. Fra la mattina e il pomeriggio, davanti al giudice Alessandra Vella, sono comparsi tre dei sei professionisti raggiunti da un provvedimento cautelare di divieto di dimora ad Agrigento e Porto Empedocle. Si tratta dei medici di base Gino Montante, 67 anni, e Andrea Savatteri, 62 anni, e della farmacista Carmelinda Strazzeri, 33 anni di Mazzarino, collaboratrice della farmacia di Mario Terrana, personaggio chiave dell'inchiesta, finito agli arresti domiciliari. I due medici (Savatteri è difeso dagli avvocati Salvatore Collura e Giuseppe Scozzari, Montante dall'avvocato Salvatore Pennica) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. La Strazzeri, difesa dal legale Ornella Crapanzano, ha invece risposto alle domande del giudice e avrebbe dato dei chiarimenti. Lo stesso aveva fatto il giorno prima la sua collega Cinzia Venturella, 31 anni di Ribera, altra farmacista collaboratrice di Terrana che a sua volta ha invece preferito non rispondere. Il titolare della farmacia di Porto Empedocle (nonché titolare di due parafarmacie) e la moglie Ninì Mirella Pace, anche lei farmacista che lavora nell'attività del marito (difesi dagli avvocati Silvio Miceli ed Enzo Caponnetto), martedì si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. Stessa scelta per Michele Alletto, 45 anni, dipendente di Terrana. L'operazione, giovedì mattina, è stata eseguita dal Nas che ha eseguito l'ordinanza cautelare firmata dal giudice Vella su richiesta del pm Carlo Cinque che ha ereditato l'inchiesta avviata dal magistrato Andrea Bianchi. Agli arresti domiciliari è finito il solo Terrana mentre agli altri sei indagati è stato imposto il divieto di dimora ad Agrigento e Porto Empedocle. Fra le accuse contestate l'associazione a delinquere finalizzata a truffa, falso, ricettazione ed esercizio abusivo della professione. Terrana, secondo l'accusa, avrebbe gestito le sue parafarmacie - dove si possono vendere solo medicinali da banco - come farmacie vere e proprie dispensando farmaci privi delle fustelle che venivano utilizzate, sostiene la Procura, per essere apposte sulle false ricette fornite dai medici indagati per truffare l'Asp e ottenere il rimborso.

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