Agrigento, prese in banca i soldi del cugino: condannato

AGRIGENTO. Per il procuratore generale di Palermo, Daniela Giglio, la sentenza di primo grado che condannava a due anni e sei mesi l'impiegato comunale Gerlando Dalli Cardillo, 54 anni, accusato di avere prosciugato il conto del ricco cugino omonimo, deve essere confermata. Conclusa la requisitoria i giudici della seconda Corte di appello di Palermo il 27 maggio daranno la parola ai difensori, gli avvocati Giovanni e Tanja Castronovo. Subito dopo si ritireranno in camera di consiglio per decidere. La sentenza di primo grado è stata emessa il 4 ottobre del 2012 dal giudice dell'udienza preliminare di Agrigento Ottavio Mosti. Il processo si è celebrato con rito abbreviato. Per questo la pena è ridotta di un terzo. La difesa, peraltro, in due circostanze aveva tentato di chiudere la vicenda giudiziaria con un patteggiamento ma i gip Alberto Davico e Valerio D'Andria hanno rigettato la proposta ritenendo che la pena (sempre sotto la soglia strategica dei due anni che consente la sospensione) non fosse congrua. Dalli Cardillo, secondo l'ipotesi accusatoria, sarebbe riuscito a prelevare ripetutamente dei soldi dal conto corrente del cugino, noto imprenditore del settore caseario. Entrava in banca, si presentava fornendo nome e cognome (che coincidevano perfettamente) e gli impiegati gli consegnavano il denaro richiesto senza chiedere documenti o altre informazioni. Il trucco, all'apparenza inverosimile, sarebbe invece riuscito decine di volte. Tanto che Dalli Cardillo avrebbe prelevato indisturbato poco meno di 230 mila euro. L'enorme volume di affari dell'attività del cugino non consentì di scoprire subito la presunta truffa. Dalli Cardillo, il 18 marzo del 2011, fu anche arrestato con le accuse di truffa e sostituzione di persona. Il cugino imprenditore (che si è costituito parte civile con l'assistenza dell'avvocato Giuseppe Inzerillo) si sarebbe accorto con grande ritardo del raggiro. Quando vide che dal suo conto erano stati effettuati dei prelievi non autorizzati chiese spiegazioni alla banca. Fu in quel momento che ci si rese conto di quello che era successo. La squadra mobile avviò le indagini e scoprì la clamorosa svista della Banca che avrebbe consentito all'impiegato di intascare un fiume di denaro. Ge. Ca.

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