Agrigento: suicida dopo il ricovero, prosciolti 2 medici

AGRIGENTO. Prosciolti i due medici imputati di omicidio colposo nei confronti di una paziente psichiatrica, che si suicidò poche ore dopo essere stata dimessa dalla loro casa di cura. Il Gup Lorenzo Matassa ha ritenuto insussistente il reato loro contestato e dichiarato il non luogo a procedere. L’udienza preliminare riguardava il direttore sanitario della clinica «Villa Margherita», di via Marchese di Villabianca, Tiziana Borsellino, e il primario di Psichiatria, Giuseppe Salvatore Mazzola.
La vittima, che aveva 66 anni ed era di Porto Empedocle, si uccise il 24 settembre 2010: quell’anno era stata ricoverata due volte; la prima, tra febbraio e marzo, per una settimana, la seconda per quasi un mese, tra la fine di agosto e il giorno della morte. Il fatto che si fosse buttata dal balcone proprio dopo essere tornata a casa di parenti (che abitano in città e l’avevano ospitata prima del suo rientro a Porto Empedocle) aveva portato i familiari a sporgere denuncia contro i sanitari. Il pm Carlo Lenzi aveva aperto un’indagine per omicidio colposo, ritenendo — sulla base di pronunce della Cassazione — che casi del genere fossero ricollegabili a responsabilità dei sanitari.
I difensori dei due imputati, gli avvocati Francesco e Giuseppe Crescimanno per Mazzola, Calogero Vella per la Borsellino, hanno puntato sull’impossibilità per i medici di valutare la prevedibilità e l’evitabilità del gesto, commesso da una donna che era affetta da tempo da problemi psichiatrici. I legali avevano proposto al Gup anche lo svolgimento di una perizia d’ufficio, visto che le consulenze del pm e delle stesse difese raggiungevano conclusioni diametralmente opposte, ma il Gup Matassa non l’ha ritenuta indispensabile «ai fini del decidere»..
I motivi della decisione del giudice non sono ancora noti, ma è stato comunque escluso che gli imputati avessero frainteso e sottovalutato il rischio di suicidio, così come sostenuto dall’accusa, ma anche che fossero state espresse altre «negligenze», forme di imprudenza o imperizia, che poi sono alla base della colpa professionale, di quella medica in particolare.
La degente che si suicidò era stata ricoverata con diagnosi di «episodio depressivo maggiore singolo moderato e disturbo istrionico di personalità». Il marito e i tre figli della donna, assistiti dagli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello, non si sono costituiti nel giudizio penale. cr. g.

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