Santa Elisabetta, tentata estorsione: arrestato titolare di un patronato

SANTA ELISABETTA. La mediazione per avere contribuito a ottenere un risarcimento di 46mila euro doveva essere retribuita con 20mila euro. In caso contrario sarebbe partita una "guerra con le carte in Procura". La presunta vittima, dopo che la figlia aveva registrato una conversazione dalla quale emergerebbe la prova della richiesta indebita, avvisa la Guardia di Finanza e scatta l'arresto in flagranza di reato. Agli arresti domiciliari, con l'accusa di tentata estorsione, giovedì scorso è finito Vincenzo Vella, 52 anni, titolare di un patronato di Santa Elisabetta. Il gip Alessandra Vella, al termine dell'interrogatorio di convalida durante il quale l'uomo ha avuto un atteggiamento collaborativo, gli ha applicato il divieto di dimora a Santa Elisabetta e Raffadali. L'uomo sarebbe stato incaricato di svolgere il ruolo di mediatore al fine di fare ottenere a due coniugi, vittime di un incidente stradale, un indennizzo risarcitorio di 46mila euro. In cambio aveva chiesto ed ottenuto 20.000 euro quale corrispettivo per l'attività svolta. Per il pubblico ministero Andrea Maggioni, titolare dell'inchiesta, avrebbe avuto un ruolo anche l'avvocato Flaminia Farruggia, di Raffadali che "avrebbe fornito concorso materiale e morale a Vella incontrando nel suo studio le vittime dell'incidente ed anche recandosi nella abitazione di questi ultimi". La presunta vittima della tentata estorsione, una donna che nel dicembre dell'anno scorso a causa dell'incidente subì anche l'asportazione della milza, avrebbe accettato con qualche riserva di corrispondere 20.000 euro a Vella a titolo di mediazione, qualora fosse stato liquidato un indennizzo di 50.000 euro dall'assicurazione. Ottenuto il risarcimento, il titolare del patronato avrebbe costretto i coniugi a sottoscrivere due assegni postali da 10 mila euro ciascuno che non sono stati riscossi perché l'ufficio postale di Raffadali in quel momento non aveva la disponibilità di denaro contante. Prima di andare alle Poste, però, la figlia della donna aveva registrato la conversazione con Vella, informando la Guardia di finanza che ha predisposto un servizio di appostamento che ha consentito di trovare Vella non con i soldi ma con i due assegni in tasca. Una volta arrestato in flagranza di reato, il cinquantenne ha avuto un atteggiamento collaborativo ed oltre ad ammettere i fatti ha anche delineato il ruolo dell'avvocato Flaminia Farruggia alla quale è stato perquisito lo studio e risulta indagata, insieme a Vella con la stessa ipotesi di reato.

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