Ripetitore contestato a Favara, la parola passa al Cga

FAVARA. L'avevano spuntata davanti al Tar ma adesso sono sottoposti a un supplemento di tensione perché è prossima la decisione del Cga sulla sorte dell'antenna di telefonia mobile di via La Marmora. Sono il "Comitato dell'Itria" e la "Fondazione Francesca Di Bernardo contro le malattie incurabili" che da anni si battono contro ogni azione dell'uomo che subdolamente attenta alla salute dei cittadini, spesso destinatari inconsapevoli di volontà che hanno come fine ultimo il profitto e l'arricchimento. Il prossimo 20 dicembre, infatti, il Consiglio di giustizia amministrativa (che in Sicilia equivale al Consiglio di Stato) metterà la parola fine a un contenzioso che dura da svariati anni. È dal 2009, infatti, che si assise a un braccio di ferro degli abitanti della zona Itria, in cui insiste via La Marmora, su un cui edificio fu installata un'antenna della Wind.


"Al di là dell'irregolarità del sito sfornito di agibilità - dicono il comitato e la fondazione -, l'impianto scatenò una vera rivolta contro i ripetitori nei centri abitati. La forte reazione non produsse solo la raccolta di diverse centinaia di firme, ma sviluppò una coscienza contro la pericolosità dei campi elettromagnetici". E, in effetti, in questi quattro anni in città e dintorni non è sorta alcuna altra antenna e, dove si è tentato di farlo, la protesta ha indotto i gestori a recedere. È capitato nell'estate di due anni fa in contrada Pioppitello con la gente che ha bloccato il cancello di una campagna dove si sarebbe dovuto installare l'impianto.


Sull'antenna di via La Marmora sia il Tar che il Cga per ben due volte hanno intimato la sospensione dell'attività, accogliendo le ragioni dei ricorrenti. "In questa vicenda ci teniamo a ribadire che non c'è nulla di personale - insistono i comitati -. La nostra azione è dettata dalla certezza che i campi elettromagnetici prodotti dalle antenne di telefonia mobile nuocciono gravemente alla salute". La prossima decisione del Cga arriva nel momento in cui si parla del sud come pattumiera dell'Europa con i pentiti napoletani che candidamente confessano di aver riempito l'agro campano di rifiuti pericolosi. E non è un caso se il deputato del Pd Tonino Moscatt ha presentato un'interrogazione ai ministri per la salute e per l'ambiente sulle condizioni in cui versano le miniere siciliane abbandonate, compresa la "Ciavolotta", sita tra Agrigento e Favara.

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