Porto Empedocle, nuove sistemazioni per migranti: «La tensostruttura è da rimuovere»

Agrigento, Archivio

PORTO EMPEDOCLE. «La tensostruttura della Protezione civile, sistemata nell'area portuale per dare i primi soccorsi ai migranti raccolti in mare, deve essere rimossa perché inadeguata ad accogliere con minimi standard civili, gli immigrati». A quasi un mese dall'annuncio della chiusura della tensostruttura, interviene Lillo Firetto, sindaco di Porto Empedocle nonché deputato regionale. Ed interviene per evidenziare i ritardi che si stanno registrando nelle operazioni di chiusura della struttura. Chiusura prevista dal governo nazionale. «La tensostruttura va rimossa perché contigua all'area di sosta e di trasbordo del pescato i cui lavori si stanno avviando proprio in questi giorni. Va rimossa inoltre anche perché - aggiunge Firetto - è adiacente al check-point della croceristica. Occorre disabilitarla e rimuoverla in tempi brevi. Le rassicurazioni del governo - conclude Lillo Firetto - vanno urgentemente concretizzate».
Era il 25 ottobre scorso quando il sottosegretario di Stato per l'Interno Domenico Manzione rispondendo, in aula Montecitorio, ad un'interpellanza urgente sulla tensostruttura di Porto Empedocle (la prima firmataria era stata la deputata agrigentina del Pd Maria Iacono) aveva detto: «Le condizioni attuali della struttura impongono la sua chiusura ed il trasferimento dei migranti, in vista anche degli interventi di ripristino, peraltro in parte già autorizzati dall'amministrazione dell'Interno. In questa direzione - aveva continuato Manzione - il prefetto di Agrigento ha disposto i necessari accertamenti per l'individuazione di siti in grado di accogliere temporaneamente gli immigrati prima dell'inserimento in uno dei Cara governativi o in una delle strutture dello Spar, collaudati sistemi operativi che consentono di gestire, con interventi ordinari, anche le situazioni di forte criticità». La tensostruttura della protezione civile di Porto Empedocle, che può ospitare 100 persone, è stata fino ad ora utilizzata per la temporanea accoglienza - il tempo strettamente necessario alla prima assistenza - dei migranti sbarcati.

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