Ato Gesa, due settimane alla chiusura Incertezza per liquidatori e impiegati

Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. È iniziato il conto alla rovescia per conoscere il destino ultimo degli Ato rifiuti. Il 30 di questo mese, a meno di slittamenti ulteriori, la Regione metterà la parola fine ad anni di un sistema di gestione del comparto rifiuti contestato e in buona parte di certo discutibile, discutibile al punto che ne è stata sancita l’inutilità a tenerli ancora in vita. E adesso è corsa a cercare di capire cosa fare, come farlo e dove andare per le centinaia di persone che negli anni sono state catapultate, in un modo o nell’altro, all’interno degli Ato. E tanto per cambiare, anche questa volta, la confusione regna sovrana. I commissari liquidatori non sanno se saranno liquidati, gli impiegati non sanno dove andare, tranne qualcuno che si è già fatto collocare al meglio delle proprie conoscenze o parentele e i cittadini che hanno come unica certezza che devono pagare.


Ad Agrigento si discuterà di rifiuti in un consiglio comunale aperto, che il presidente Aurelio Patti ha convocato per venerdì 27 settembre, accogliendo la richiesta di numerosi consiglieri. All’incontro con la città, sono stati invitati gli amministratori, le forze sociali e politiche presenti nel territorio, la comunità ecclesiale ed alcune associazioni. Intanto dalle segreterie regionali di Cgil, cisl e Uil, ieri pomeriggio è arrivata un’aktra tegola sul futuro degli Ato. I sindacati domani saranno al tavolo di trattativa convocato dall'assessore Marino, al quale hanno anticipato che chiederanno di procedere immediatamente all’emanazione di un’ulteriore direttiva che consenta, in tempi brevi, di concludere il passaggio al nuovo regime che faccia espresso riferimento ai contenuti dell'accordo quadro regionale siglato lo scorso 6 agosto.


«Una direttiva dai contenuti inequivocabili - scrivono Claudio Di Marco, Dionisio Giordano e Giovanni Acquaviva - che impedisca la prosecuzione dello stucchevole tentativo, messo in atto negli ultimi tempi da alcuni sindaci, di attribuire le responsabilità della mancata attuazione della riforma alla poca chiarezza degli indirizzi emanati da parte della Regione. Chiederemo, inoltre, l'immediata revoca di tutte le lettere di licenziamento inviate in questi giorni da parte delle Società d'Ambito».

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