Licata, «al San Giacomo riaprono le cucine» I pasti saranno preparati in ospedale

Agrigento, Archivio

LICATA. Presto, probabilmente già nel giro di pochi giorni, i pasti per i pazienti del San Giacomo d’Altopasso torneranno ad essere cucinati nella stessa struttura. In questo modo saranno serviti ai degenti nel giro di pochi minuti e non dovranno arrivare dall’esterno come accade oggi. Situazione, quest’ultima, che di recente ha creato malumori tra i ricoverati, i quali hanno protestato, chiedendo a gran voce che le cucine del presidio tornassero ad essere utilizzate. Ad annunciare il fatto che a breve i pasti saranno preparati al piano terra del San Giacomo d’Altopasso è stata la Cgil funzione pubblica.


«Da tempo – spiega l’Rsu della Cgil Diego Cammilleri – conduciamo una vera e propria battaglia per la riapertura della cucina del presidio. Lo abbiamo fatto in silenzio, senza proclami, soprattutto per evitare di creare allarmismi. Anche noi abbiamo registrato le lamentele degli utenti, non sulla qualità del cibo, ma sul fatto che arrivando dall’esterno, anche da un paese vicino, non poteva essere come se fosse stato preparato nella nostra struttura. Ora abbiamo ricevuto precise garanzie dai vertici dell’ospedale, con in testa il direttore sanitario Angelo Trigona che, sappiamo, si è consultato anche con l’azienda, sul fatto che nel giro di pochi giorni, forse al massimo dieci, le cucine torneranno in funzione».


Al lavoro nelle cucine poste al piano terra dell’ospedale licatese ci sarà sempre la ditta che fornisce i pasti ai degenti, in virtù di un appalto vinto tempo addietro. La differenza starà nel fatto che i cuochi, e l’altro personale, della società in questione lavoreranno direttamente al San Giacomo d’Altopasso. I pasti, non appena saranno pronti, verranno serviti immediatamente ai degenti di tutti i reparti del presidio. In questo modo il servizio è certamente destinato a migliorare e le lamentele dell’utenza della sanità licatese cesseranno.


Secondo la Cgil le cucine dovrebbero essere riaperte al massimo tra quindici giorni. D’altro canto per riattivarle basterà poco. Sono state realizzate di recente, perciò sono dotate di apparecchiature moderne, ed hanno già superato tutti i collaudi del caso. Insomma i fornelli sono pronti per essere riaccesi. «Non possiamo non accogliere con soddisfazione – ha concluso Diego Cammilleri – la notizia della riapertura delle cucine».

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