Ricorso per dei beni mafiosi dissequestrati a Canicattì

CANICATTI'. Ricorso alla Corte  d'appello di Palermo è stato presentato dalla Direzione  distrettuale antimafia del capoluogo siciliano contro il  provvedimento di dissequestro di parte dei beni mobili ed  immobili di Angelo Di Bella e Vincenzo Leone, entrambi di  Canicattì, zio e nipote, ritenuti organici alla mafia locale. Il  provvedimento era stato emesso nelle scorse settimane dai  giudici della sezione Misure di prevenzione del tribunale e  riguardava la quasi totalità dei beni - per un valore di 70  milioni - su cui gli investigatori avevano messo i sigilli. Leone - di recente scarcerato dopo una sentenza di  annullamento con rinvio della Cassazione ad altra sezione della  Corte d'appello di Palermo, dopo una prima condanna a 9 anni di  reclusione - e Di Bella erano rimasti coinvolti nell'operazione  antimafia «Agorà» relativa alla costruzione di un centro  commerciale in provincia di Agrigento.  

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