Bollette da 3 mila euro a un barbiere Verifiche e consumi idrici da 245 euro

Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. Il consumo idrico che era stato calcolato, per tre anni, alla sala da barba di Giuseppe Mantia, in via Pietro Gerardi, era di tremila euro. L’artigiano non credeva ai propri occhi e ha iniziato, con il sostegno della Federconsumatori, una fase di istanze che è passata anche attraverso la sostitizione del contatore. Alla fine ha pagato a Girgenti Acque 245 euro. «Per me è stato un calvario - dice Mantia - e ci sono voluti sei mesi per risolvere il problema ed avere la fatturazione sul consumo corretto. Inizialmente mi calcolavano un consumo di 500, 600 e anche 900 metri cubi d’acqua all’anno, mentre adesso, per il primo semestre del 2013, con il nuovo contatore, hanno verificato un consumo di appena 9 metri cubi. Io non ho un autolavaggio - aggiunge - ma una piccola sala da barba». Luigi Licari, di Federconsumatori, sottolinea che a Mantia «sono stati fatturati dei consumi spropositati rispetto alle reali esigenze dell’utente. Abbiano inoltrato una serie di reclami, accolti prontamente perchè c’era l’evidenza dei fatti di consumi ridottissimi. Dalla sostituzione del contatore in poi Girgenti Acque si è accorta che il calcolo dei consumi presunti era sbagliato». Intanto, il sindaco, Fabrizio Di Paola, ha replicato al presidente di Girgenti Acque, Marco Campione, in merito ai distacchi per morosità. «L’acqua è un sacrosanto diritto di ogni cittadino», scrive Di Paola in una lettera inviata al presidente della Regione, Rosario Crocetta, all’assessore regionale ai Servizi di pubblica utilità, Nicolò Marino, al commissario dell’Ato idrico, Benito Infurnari, e allo stesso Campione. «Il sindaco - aggiunge Di Paola - quale rappresentante eletto dal popolo e per mandato istituzionale, ha il sacrosanto dovere di difendere i propri cittadini e di garantire loro un servizio essenziale». Di Paola definisce capziose le accuse contenute nella lettera di Campione. Il presidente aveva ribadito che la sospensione dell’erogazione scatta quando si registra il perdurare nel tempo dello stato di morosità, come previsto dal regolamento di utenza vigente, conforme a un decreto del presidente del Consiglio dei ministri. «Il sindaco non alimenta morosità e comportamenti illegittimi - scrive Di Paola -. Il sindaco, rispettoso della legge, ascolta i propri cittadini, ne coglie le sofferenze, ne avverte l’umore, fa proprie le istanze, le lamentele. E se ne fa portavoce, soprattutto quando non sono voci siolate, ma voci di un’intera città». Per Di Paola «i livelli di conflittualità toccati sono inaccettabili».

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