Tangenti al comune di Lampedusa, condannato l'ex sindaco De Rubeis

AGRIGENTO. La seconda sezione del tribunale di Agrigento ha condannato l'ex sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, a 5 anni e 3 mesi di reclusione, con interdizione perpetua dai pubblici uffici, per corruzione, induzione alla concussione ed abuso d'ufficio.


Condannati anche l'ex direttore generale del Comune di Lampedusa, Salvatore Caffo e l'ex capo dell'ufficio tecnico Alfonso Averna alla pena di un anno e un mese di reclusione ciascuno (pena sospesa). Assolto l'ex consigliere comunale Santino Brischetto. La sentenza è stata emessa dopo circa tre ore di camera di consiglio.


Riconosciuto il risarcimento del danno, da quantificare in altra sede, in favore di Legambiente. Il pubblico ministero Luca Sciarretta e l'aggiunto Ignazio Fonzo avevano chiesto la condanna ad 8 anni e 6 mesi di reclusione per De Rubeis, a 6 mesi per Caffo, a 2 anni per l'ex consigliere Santino Brischetto, ed un anno per l'ex capo dell'Utc Averna.


L'inchiesta risale al 2009, a quando alcuni imprenditori che si occupavano dello smaltimento dei rifiuti denunciarono delle pressioni subite e delle richieste di mazzette per ottenere il
pagamento delle spettanze.


«Un processo che è stato un  lungo calvario. La sentenza di primo grado mi condanna a 5 anni  e tre mesi. Sono molto soddisfatto, ringrazio la Madonna di  Porto Salvo, i miei pochi amici rimasti, la mia famiglia e gli  avvocati Silvio Miceli, Vincenzo Caponnetto e Mormino». Lo  scrive, su Facebook, l'ex sindaco di Lampedusa Bernardino De  Rubeis, pochi minuti dopo la lettura della sentenza.  «I pm avevano chiesto una condanna ad 8 anni e 6 mesi per  diversi capi di imputazione - continua De Rubeis - . Assolto per  diversi reati di abuso d'ufficio, assolto per la vicenda acqua  che mi vede imputato anche per danno erariale alla Corte dei  conti. Assolto per il reato di peculato e vicenda canile e  randagismo ed altri reati. Non condannato a risarcimento di  danni ad eccezione di Legambiente. Leggeremo le motivazioni e  andremo in appello. Giustizia è stata fatta - conclude De Rubeis 

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