Il vescovo di Agrigento esalta l’umiltà del Papa «Feste patronali senza sprechi»

Don Franco Montenegro ha scritto ai suoi collaboratori e anche alla comunità ecclesiastica delle due isole Pelagie
Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. «In Papa Francesco, mi è sembrato di vedere Mosè che, con grande coraggio, si mise davanti ed invitò tutti a riprendere, segnandolo, il cammino». È questo uno dei passaggi dell’omelia promunciata dall’arcivescovo di Agrigento Franco Montenegro, in partenza per far ritorno a Lampedusa a due settimane dalla storica visita del Santo Padre lo scorso 8 luglio. Montenegro, ha fatto alcune riflessioni proprio sullo spirito e sugli insegnamenti che hanno caratterizzato la visita di Papa Francesco caratterizzata da sobrietà e risparmio.


«La prima cosa che mi ha colpito - ha detto l’arcivescovo - è stata la scelta di Lampedusa come meta per il suo primo viaggio apostolico. In questi quattro mesi di pontificato, Papa Francesco ha parlato più volte di una Chiesa povera fra i poveri e in grado di ripartire dalle periferie esistenziali.L'altro elemento che mi ha segnato profondamente è stato vedere e sentire il Papa profondamente immerso nella situazione di dolore tanto degli immigrati quanto della comunità di Lampedusa. Le parole pronunciate durante l'omelia e, prima ancora, i gesti realizzati, l'omaggio floreale per i defunti in mare e l'incontro con alcuni immigrati, hanno messo in risalto la centralità dell'uomo».


Don Franco ha poi evidenziato un altro elemento della visita di Papa Francesco, quello legato allo stile con cui tutto si è svolto. «Il Papa - aggiunge - ha espressamente chiesto che tutto si svolgesse nella massima sobrietà, senza spreco di denaro e facendo in modo che ogni cosa fosse orientata allo spirito penitenziale dell'incontro. Ci è sembrato giusto rispettare la volontà del Santo Padre ed è stata, anche sotto questo aspetto, un'esperienza molto bella che si impone davanti a noi come un vero e proprio modello da imitare. Proviamo a mettere a confronto quanto accade nelle nostre comunità specie nelle feste patronali con quanto ha vissuto il Papa e, se ci sono delle cose che stridono, tiriamo fuori il coraggio per fare delle scelte che vadano nella direzione giusta.


Il Papa ci ha insegnato che si può fare una bella festa con poco perché ciò che veramente fa la festa è l'abbraccio di Dio con l'uomo. L’arcivescovo ha scritto anche alla Comunità ecclesiale di Lampedusa e Linosa per i sentimenti di gioia e di entusiasmo, vissuti durante la giornata storica dell’8 luglio. «Se tutto è andato bene - ha detto - e se abbiamo ricevuto gli apprezzamenti da tutti coloro che hanno partecipato o arrivando da fuori o vedendo in tv l'evento il merito è anche Vostro. Anche il Santo Padre è rimasto molto contento del calore umano che ha caratterizzato i momenti della visita e in particolare, la Celebrazione Eucaristica. Quello che abbiamo vissuto è stato certamente un dono grande ma per tutti noi e per la vostra comunità, in particolare, è anche una responsabilità. In questi anni avete vissuto momenti difficili a motivo del fenomeno immigratorio e dei suoi risvolti. So bene il peso che vi siete messi sulle spalle e il prezzo che avete dovuto pagare.


Ai disagi che presenta normalmente il vivere su isole distanti dieci ore di nave dalla terra ferma si sono unite le difficoltà nel gestire un numero di presenze che, in qualche momento, ha superato quello degli stessi abitanti. Anche allora la vostra generosità è stata grande testimoniando che quando si apre il cuore tutto diventa possibile».

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