Dopo il Papa si torna alla vita di sempre, 500 sbarchi a Lampedusa: "Ora agisca la politica"

ROMA. I primi sono sbarcati a cento metri da dove Papa Francesco ha gettato la corona di fiori per chiedere perdono a tutti i morti del Mediterraneo: li hanno trovati i carabinieri, mentre camminavano lungo la strada che costeggia l’aeroporto. Il giorno dopo la storica visita del pontefice, Lampedusa si è svegliata come sempre: sola, a fare i conti con le migliaia di disperati che arrivano in cerca di speranza. Smontato l’altare da cui Francesco ha lanciato il monito ai potenti che con le loro scelte decidono il destino di migliaia di esseri umani, tolte le bandiere bianche e gialle del Vaticano, l’isola torna alla realtà di tutti i giorni. Che in questo periodo dell’anno è fatta anche di migliaia di turisti ma che per altri nove mesi è attesa del prossimo barcone. «Come vedi, non è cambiato nulla - dicono i pescatori al porto - sono arrivati ieri, sono arrivati oggi, arriveranno anche domani. La visita del Papa è stata sicuramente un gesto importante, ma qui serve la politica. Bisogna che a Roma si rendano conto che questa gente non arriva a Lampedusa ma in Italia. Ed è l’Italia che deve farsene carico». Mentre parlano, due motovedette della Guardia Costiera scaricano sul molo Favarolo l’ultimo gruppo di migranti raccolto dal mare, mentre sullo sfondo le barche cariche di turisti escono per raggiungere le cale più belle. Solo oggi sono sbarcati poco meno di 500 migranti: in 133 sono approdati da soli a cala Francese, in piena notte; 31 li ha salvati nave Cigala Fulgiosi della Marina Militare e altri 303 li hanno raccolti gli uomini della Guardia Costiera, con le autorità maltesi e quelle libiche che, con una scusa o con un’altra, si sono guardate bene dell’intervenire quando le carrette del mare erano nelle acque di loro competenza. Uomini, donne incinte, minori, quasi tutti subsahariani, molti con i segni delle sofferenze patite ancora ben visibili sul corpo. Le stesse facce impaurite che ieri Francesco ha incontrato su quel molo. Sommati a quelli di ieri, fanno quasi 650. E non è finita: «Sarà una settimana pesante - dicono alle Capitanerie di Porto - , il mare è buono e quelli che arrivano ripetono tutti la stessa cosa: ci sono altri barconi pronti a partire». Ecco perchè il sindaco Giusi Nicolini torna ad alzare la voce, sperando che il messaggio di papa Francesco non cada nel vuoto e temendo che le parole di Cicchitto possano presto trovare un ampio seguito nella politica. «Il suo è stato un monito molto chiaro a chi ha il potere, lavarsene le mani è una cosa che fa saltare i nervi». E dunque? «E quindi è ora di smetterla con le politiche dell’emergenza, abbiamo buttato 600 milioni senza risolvere nulla. Bisogna smetterla di ideologizzare la vicenda, siamo indietrissimo sulla rete d’accoglienza e consideriamo una calamità avere cinquemila minori non accompagnati». Per il primo cittadino di Lampedusa serve un cambio di rotta da parte della politica. «L’Italia - dice - deve mettere a sistema una vera rete d’accoglienza diffusa, che vada oltre i mega centri di identificazione nelle città, vere e proprie bombe ad orologeria, e va cambiata la Bossi-Fini, perchè non si possono tenere i migranti 18 mesi nei Cie. Non c’è più tempo da perdere. Ma soprattutto - conclude - l’Italia smetta di fare la vittima: noi abbiamo 60 mila richiedenti asilo, la Germania 600 mila. Forse, prima di alzare la voce con l’Europa, dovremmo investire in una vera politica dell’accoglienza, coinvolgendo i comuni in maniera più concreta».

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