Il sequestro della villa di Baglioni, le motivazioni della Cassazione

Disposto un nuovo passaggio al «Riesame» che dovrà decidere se apporre i sigilli o mantenere il dissequestro
Agrigento, Archivio

LAMPEDUSA. "Il ricorso è fondato". Lo scrivono i giudici della terza sezione della Corte di Cassazione che hanno accolto il ricorso della procura della Repubblica di Agrigento e disposto un nuovo passaggio al tribunale del Riesame che dovrà decidere se apporre i sigilli o mantenere il dissequestro della struttura nella quale risiede il cantante romano. Per il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e il sostituto Luca Sciarretta "risulta pacificamente che i fabbricati oggetto del sequestro, poi revocato, erano stati edificati dai precedenti proprietari dopo l'imposizione del vincolo di inedificabilità e che nell'atto di acquisto da parte della società "Calacreta" del 27 novembre 2003 la parte venditrice dichiarava espressamente che era in corso istruttoria per la sanatoria degli immobili abusivamente realizzati e che l'area era soggetta a vincolo di inedificabilità assoluta. I titolari della società acquirente erano, pertanto, pienamente consapevoli che gli immobili acquistati erano abusivi e, per l'esistenza del vincolo, non potevano essere realizzati ulteriori interventi". I giudici della Cassazione scrivono che "l'acquirente non può considerarsi solo per la sua qualità "terzo estraneo" al reato di lottizzazione abusiva, ben potendo egli tuttavia, benchè compartecipe al medesimo accadimento materiale, dimostrare di avere agito in buona fede, senza rendersi conto, cioè, pur avendo adoperato la necessaria diligenza nell'adempimento degli anzidetti doveri di informazione e conoscenza, di partecipare ad un'operazione di illecita lottizzazione. Quando invece - continuano i giudici nelle motivazioni - l'acquirente sia consapevole dell'abusività dell'intervento - o avrebbe potuto esserlo spiegando la normale diligenza - la sua condotta si lega con intimo nesso causale a quella del venditore". Era stato il gip Alberto Davico, accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e del pm Luca Sciarretta, titolari dell'inchiesta che ipotizza una selvaggia lottizzazione abusiva nell'isola, a fare apporre i sigilli a una trentina di ville, alberghi ed edifici. Fra questi c'era l'abitazione di Calacreta dove Baglioni vive per diversi mesi all'anno, realizzata da una società romana, che sarebbe stata costruita nella fascia di 150 metri dalla linea della costa dove ricade il vincolo di inedificabilità assoluta. Tre settimane più tardi i giudici della seconda sezione penale di Agrigento presieduta da Giuseppe Lupo avevano disposto il dissequestro.

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