Ravanusa, grave atto intimidatorio al commissario di Dedalo Ambiente

Ignoti sono penetrati nell’abitazione di contrada Monterosso: accatastati alcuni mobili e tagliati degli alberell
Agrigento, Archivio

RAVANUSA. Sono riusciti ad intrufolarsi nella sua abitazione di campagna, in contrada Monterosso a Ravanusa. Hanno accatastato alcuni mobili sotto la veranda, forse con l'intenzione di appiccare il fuoco, ma non li hanno incendiati. Poi, sono stati danneggiati alcuni alberelli da frutto che erano stati sistemati nella zona dell'orto. Rosario Miceli, commissario liquidatore della Dedalo Ambiente di Licata, è finito nel "mirino". Se fino ad ieri, le intimidazioni in danno della Dedalo Ambiente avevano riguardato, in maniera particolare, i contenitori per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, talvolta incendiati, altre volte capovolti o gli autocompattatori dati alle fiamme; mercoledì sera - primo maggio - è toccato proprio a lui, al commissario liquidatore. Miceli si sarebbe accorto dell'intimidazione subìta soltanto nella mattinata di giovedì ed ha chiamato i carabinieri. La denuncia è stata formalizzata alla compagnia di Licata, che è coordinata dal capitano Massimo Amato. Lo stesso giorno - ossia giovedì - in occasione della riunione dei sindaci soci della Dedalo Ambiente, il commissario liquidatore è stato accompagnato dai carabinieri. Non una scorta, sia chiaro. L'intervento dei carabinieri è stato richiesto per un motivo d'ordine pubblico, dovendosi trattare di argomenti delicati. E non è stato la prima volta che avveniva.
«È un gesto inquietante - ha commentato ieri pomeriggio lo stesso Rosario Miceli -. Un gesto che non ha comportato dei danni economici, ma che ha certamente avuto il suo valore, determinando inquietudine, in me e nella mia famiglia». Miceli, nel tentativo di spiegare il perché di quell'intimidazione, non sa trovare che una unica chiave di lettura: il suo ruolo all'interno della Dedalo Ambiente. «È certamente dovuto alla carica che ricopro in seno alla Dedalo Ambiente - ha aggiunto ieri -. Non potrebbe essere altrimenti. La mia è, del resto, una famiglia normale». A riferire l'accaduto durante l'assemblea dei sindaci soci è stato lo stesso commissario liquidatore, «prima che lo venissero a sapere - ha tenuto a sottolineare - da altri». «Potevo non recarmi quel giorno all'assemblea dei soci - ha continuato Rosario Miceli - ma ho preferito andare e continuare il mio lavoro anche per le decisioni importantissime che si devono prendere per la società. Io, comunque, - ha tenuto ad evidenziare, concludendo - vado avanti nella mia attività e se ci sarà di dir "no" ancora una volta lo farò. Questo è certo». I carabinieri della compagnia di Licata hanno avviato le indagini.

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