Deroga al patto di stabilità, sì a Ribera

La delibera dopo un vivace dibattito è passata con il voto favorevole di soli 7 consiglieri su 12 presenti
Agrigento, Archivio

RIBERA. Con soli 7 voti favorevoli (quelli di Antonino Oliveri, Nicola Inglese, Alessandro Dinghile e Paolo Vacante dell’Udc, Leonardo Mulè del Pdl, Vincenzo Russo e Antonio Armenio di ”Grande Sud”), 2 contrari (Benedetto Vassallo del ”Megafono” di Rosario Crocetta e Liborio D’Anna, ex Api) e con l’astensione del professor Giuseppe Brisciana (Mpa-Pds) e di 3 consiglieri del Pid- Cantiere popolare (Giuseppe Tortorici, presidente del consiglio comunale, Tommaso Pedalino e Leonardo Triolo) e con l’assenza di ben 8 consiglieri è passata, con modifiche, la proposta della giunta guidata dal sindaco Carmelo Pace, dopo le sollecitazioni arrivate dagli uffici finanziari retti dal dirigente Raffaele Gallo di chiedere deroga al Patto di stabilità.

Questo consentirà in pratica di poter disporere di una somma di circa un milione e duecento mila euro, ma che dovrà essere restituita con gli interessi dovuti alla Cassa depositi e prestiti nell’arco di trenta anni. Il Comune dovrà ogni anno sobbarcarsi la restituzione di una somma, che, secondo quanto stimato nel corso dei lavori consiliari, si aggira intorno ai 60 mila euro.

Alla decisione finale si è arrivati dopo un ampio, articolato e a tratti nervoso dibattito nel corso del quale si è registrato l’accalorato intervento del consigliere del ”Megafono” Benedetto Vassallo, il quale ha tenuto a sottolineare che l’operazione richiesta dall’Amministrazione comunale e dagli uffici finanziari, presentata ”come un’opportunità” per la città, alla fine si rivelerà in pratica come una richiesta di mutuo e, quindi, con un appesantimento delle casse comunali, dato che si dovranno pagare interessi, per cui a debiti da sostenere, per pagare indennità di espropri soprattutto, si risponderà con la contrazione di nuovi debiti. Vassallo ha insistito anche sul fatto che le somme spettanti al comune per la vendita degli ex 51 lotti alla fine non serviranno per realizzare le opere annunciate, ma per pagare debiti.

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