Lotta alla mafia, il giorno del ricordo: 21 anni fa i boss uccisero Guazzelli

AGRIGENTO. Sono passati 21 anni da quel 4 aprile del 1992, quando a bordo della sua Fiat Ritmo, mentre percorreva il viadotto Morandi per ritornare a Menfi - il paese dove viveva con la famiglia - venne assassinato da quattro killer della mafia armati di mitra e fucili a pompa. Questa mattina, a partire dalle 10, i carabinieri del comando provinciale di Agrigento ricorderanno l'agguato e la scomparsa del maresciallo maggiore "A" dell'Arma Giuliano Guazzelli. Un'occasione, l'ennesima, per rinnovare il sentimento di profonda riconoscenza per l'attività svolta dal valoroso sottoufficiale nel contrasto alla criminalità mafiosa della provincia di Agrigento, di cui era "memoria storica" e profondo conoscitore. A partire dalle dieci, dunque, una santa messa sarà celebrata al santuario di San Calogero, dal cappellano militare don Salvatore Falzone. Vi parteciperanno i carabinieri e i familiari delle "vittime del dovere". Alle 11, una corona di fiori, offerta dall'amministrazione comunale, verrà deposta sul luogo dell'agguato, al viadotto Morandi dove è stata eretta una stele in memoria di quel crudele delitto. Mezz'ora dopo, la cerimonia si terrà - con la deposizione di una corona d'alloro - alla caserma di Villaseta, intitolata proprio al maresciallo Guazzelli. La cerimonia di intitolazione si tenne lo scorso anno. Allora, nell'atrio di ingresso dell'edificio, alla presenza di autorità civili, militari e religiose, venne scoperta una lapide marmorea. Sempre lo scorso anno - si trattava del resto del ventesimo anniversario dall'agguato - a maresciallo Guazzelli era stato intitolato l'ufficio di polizia giudiziaria dei carabinieri presso la procura di Agrigento. Una cerimonia voluta dal procuratore capo Renato Di Natale, dal suo predecessore Ignazio De Francisci e dall'allora comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Mario Di Iulio. Giuliano Guazzelli, soprannominato "il mastino" per la sua abilità investigativa, fu ammazzato a 59 anni, mentre era in prima linea nella lotta contro la mafia. Guazzelli in venti anni di indagini fra Palermo e Agrigento era divenuto un esperto del fenomeno mafioso e dei rapporti fra mafia, politica ed affari. In particolare si era occupato della Stiddra che allora si opponeva ferocemente a Cosa Nostra e in maniera particolare aveva indagato sulle stragi di Porto Empedocle. Per molti anni la "figura" del maresciallo Guazzelli, medaglia d'oro al valore civile, sembrava essere caduta nel dimenticatoio, poi è stata "rispolverata" e dal 2008 oltre a ripulire il luogo dove sorge la lapide che ricorda il barbaro assassinio, il comando provinciale dell'Arma organizza una breve ma sentita cerimonia alla memoria.

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