Acque reflue, si ferma il depuratore a Licata: rischio per le colture

L’impianto di raffinazione è privo di corrente elettrica. Il sindaco Graci: «Tornerà in funzione presto»
Agrigento, Archivio

LICATA. Il depuratore alla foce del fiume Salso si ferma, perché è stata “tagliata” la corrente elettrica per morosità del gestore, ed i sindacati ora temono gravi ripercussioni per il comparto agricolo cittadino che continua a dare lavoro ad oltre 5.000 famiglie.
Cgil e Cisl, rappresentate rispettivamente da Onofrio Marino e Tony Licata, ieri hanno diffuso una nota con la quale prendono posizione sulla delicata questione e riassumono i rischi per i produttori agricoli. “La chiusura dell’impianto di affinamento delle acque reflue – scrivono Cisl e Cgil – ha il sapore amaro di una beffa, di un ulteriore colpo alla già disastrata economia di questa martoriata e derelitta città. Chiediamo al sindaco ed alla sua amministrazione la tempestiva ed immediata riattivazione dell’ impianto, per evitare che gli effetti negativi di questo avvenimento si ripercuotano sul comparto agricolo e sull’intera economia licatese”. Licata e Marino hanno poi aggiunto: “a cosa è valso spendere nel 2010 quasi 40.000 euro per rimettere in servizio l’impianto, a cosa sono valsi i pellegrinaggi fatti a Palermo presso la terza Commissione Attività Produttive, a cosa sono valsi i colloqui con il dottor Fornasier, che conduceva l’inchiesta sul depuratore, e che ci ha dato la necessaria chiarezza per capire che potevamo riattivare il tutto per ridare acqua agli agricoltori, se adesso, senza battere ciglio, si lascia staccare l’energia elettrica?”. Le organizzazioni sindacali hanno fatto rilevare che “in molti tunnel, ed in molte serre di Licata, è stata già piantumata la nuova coltivazione, (meloni cantalupo, pomodori, cetrioli e altro); vogliamo forse assistere ad una nuova ecatombe economica? Noi ci auguriamo di no ed è per questo – hanno concluso Tony Licata ed Onofrio Marino - che chiediamo al sindaco ed alla sua amministrazione l’immediato ripristino del terziario”.
Il Comune ha annunciato che sta correndo ai ripari, pur evidenziando che l’ente preposto al pagamento della bolletta elettrica del depuratore non è Palazzo dell’Aquila. “Il gestore dell’impianto, sollecitato dal sindaco Angelo Graci, ha assicurato – scrive il Comune in una nota diffusa ieri - di avere già provveduto al pagamento delle bollette per la fornitura di energia elettrica e che, pertanto, il depuratore riprenderà immediatamente a funzionare”.  

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