Sindaci protestano sul ponte Verdura: «Lavori subito, i paesi già al collasso»

Nuovi incontro ieri mattina dei primi cittadini dei comuni dell’hinterland di Sciacca e di Ribera

RIBERA. Sono tornati sul ponte Verdura per monitorare la situazione a ormai quasi quaranta giorni dal crollo che ha tagliato in due l’intera Sicilia provocando disagi enormi alle popolazioni. Sono i sindaci di Ribera Carmelo Pace, di Sciacca Fabrizio Di Paola e di Lucca sicula Totò Dangelo, ai quali si sono aggiunti sindaci, amministratori e presidenti dei consigli comunali di Bivona, Caltabellotta, Burgio, Villafranca sicula e Menfi. Sono scesi al fiume, preceduti dalle grandi preoccupazioni della vigilia legate alla ”rottura” degli argini del fiume Verdura, che ha invaso la ”zona franca”, quella che dovrebbe essere utilizzata per mettere in sesto la parte di ponte crollato con la collocazione dei quattro attesi tubi metallici del tipo Armco. Dopo l’”incontro” sul ponte dove sono arrivati operai, automezzi, attrezzature e un gran numero di lastroni di calcestruzzo che dovranno servire per ricreare l’arginatura spazzata via già due volte dalle piene del Verdura, che si sta dimostrando non certo un ”fiumiciattolo”, i sindaci hanno dato vita ad una conferenza stampa davanti al ristorante gestito da Pasqualinio Vinci, che sta subendo danni incalcolabili per via della chiusura del ponte. Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Ribera Pace, che si è ancora una volta soffermato sui disagi delle popolazioni dell’hinterland saccense e riberese, ma dell’intera provincia agrigentina, ha annunciato che i consiglieri comunali di Ribera sono ad oltranza imnpegnati nell’occupazione della sala consiliare ”Leonardo Ferenna” per chiedere un cambiamento di rotta repentino, per far sì’ che provincia, regione e Stato si diano tutti una smossa e si arrivi al completamento di lavori, che rischiano di andare avanti per le lunghe senza rispettare così il cronoprogramma che l’Anas aveva annunciato. I sindaci hanno chiesto con forza che bisogna recuperare il tempo perduto, che bisogna lavorare 24 ore su 24 ore, che i famosi quaranta giorni debbono essere tali e che non si può scivolare oltre. E’ stato richiesto che il Governo nazionale si adoperi per proclamare lo stato di calamità naturale già richiesto dal Governatore della Sicilia e che rischia di restare lettera morta se non si dà un’accelerazione. Si è tornato a parlare della possibilità di utilizzare il ponte della ex ferrovia, evento, però, categoricamente escluso dai tecnici del Genio Civile. Si è tornato a parlare dei ritardi per i lavori che l’Anas doveva realizzare nel ”percorso alternativo di contrada Scirinda Tracaleggi e dei pericoli che i lavori appaltati non siano sufficienti. E si aspetta che l’Anas bruci i tempi, perchè dalle parti del ”riberese” e del saccense si è davvero ormai al collasso.

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