Gesa, i Comuni non firmano i contratti Le imprese: da lunedì fermiamo tutto

Le ditte hanno convocato i sindacati per domani pomeriggio: «Serve un rapporto diretto con le amministrazioni»
Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. Si passa da un’emergenza all’altra nel comparto rifiuti della provincia. Stavolta si tratta della preoccupazione espressa dalle ditte del Raggruppamento temporaneo di imprese che hanno convocato per domani pomeriggio alle 15.30, nei locali dell’Iseda nella zona industriale, una riunione con i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl di categoria. Ai sindacalisti verrà spiegato che se entro l’11 febbraio i comuni dell’Ato Ag2 non procederanno alla firma dei contratti di servizio, le stesse imprese sospenderanno il servizio di raccolta e smaltimento attualmente gestito in regime di proroga.

I contratti di servizio, in sostanza permettono alle imprese e ai Comuni di gestire direttamente e singolarmente il settore dei rifiuti senza passare per i pagamenti attraverso la Gesa, che è per altro, una società in liquidazione, così come gli altri Ato siciliani. Ma sono gli stessi comuni, adesso, a frapporre degli ostacoli tra la paventata e dichiarata voglia di firmare i contratti e l’apposizione della firma stessa. «Non possiamo andare avanti in questo modo – spiega l’amministratore delegato dell’Iseda Giancarlo Alongi – abbiamo bisogno di liquidità e i contratti di servizio rappresentano l’unica soluzione fin’ora individuata per avere un rapporto diretto con i Comuni.

Chi firma i contratti avrà il servizio, chi non li firma no». E tutti sono in attesa delle anticipazioni di diversi milioni di euro promesse dal direttore del Dipartimento regionale per l’emergenza rifiuti Marco Lupo una decina di giorni addietro che permise di congiurare lo sciopero del 2 febbraio proclamato dai sindacati dei lavoratori. In quella circostanza la Regione rassicurò le parti spiegando che i piani di rientro sarebbero stati finanziati e pagati in due trance. Ora si aspettano i soldi. Nessun problema invece per la paventata chiusura della discarica di Siculiana il cui termine scadeva il 26 febbraio.

La recente direttiva dell’assessore ai Rifiuti, Nicolò Marino, che dà attuazione all’ennesima riforma varata a fine dicembre, dispone infatti che i gestori privati non potranno chiudere le discariche neppure in presenza di rilevanti crediti nei confronti dei Comuni. La Regione dice chiaramente che, a causa della crisi finanziaria dei Comuni e degli stessi Ato rifiuti, “è assolutamente illogica, e si traduce in rilevanti disservizi, la pretesa dei gestori delle discariche di essere pagati a vista o a pochi giorni dal conferimento”.

Riguardo ai vecchi crediti, l’assessorato ai Rifiuti indica un percorso che può durare anche un anno e mezzo senza che scatti nel frattempo la serrata: «Devono essere studiati piani di rientro compatibili con la situazione di cassa di Comuni e Ato. I piani devono tenere conto che la riscossione della Tarsu è del 50/60%». Da qui il limite dei «450 giorni» che deve essere previsto nei piani di rientro. In pratica, nel chiedere di essere pagate le imprese devono tenere conto di un tasso di evasione pari mediamente al 40/50% e che vale circa 300/350 milioni all’anno. Tuttavia la direttiva precisa che la Regione procederà subito a «interventi finanziari per dare un minimo di liquidità al sistema». Inoltre l’assessorato intende limitare la possibilità che i Comuni scarichino i rifiuti in altre discariche, lontane dal territorio, perchè ciò aumenta i costi di trasporto fino a configurare danno erariale.

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