«Abusi sessuali su una donna incinta»: giovane condannato pure per stalking

Due anni e 8 mesi di reclusione inflitti a Salvatore Annolino, 24 anni. Il processo si è svolto col rito abbreviato. I fatti avvennero nel 2011

AGRIGENTO. Due anni e otto mesi di reclusione per le accuse di violenza sessuale, stalking e lesioni aggravate. Così ha deciso il giudice dell'udienza preliminare Luisa Turco al termine del processo, con rito abbreviato, a carico dell'agrigentino Salvatore Annolino, 24 anni.
Il giovane che, si trova agli arresti domiciliari dal 7 giugno scorso, dovrà pure risarcire la presunta vittima, una donna ucraina di 25 anni di cui avrebbe abusato mentre faceva jogging al viale delle Dune. Il pubblico ministero Matteo Delpini, la scorsa udienza, al termine della requisitoria aveva chiesto la condanna a quattro anni. L'avvocato Valentina D'Azzò, che assisteva la straniera in qualità di parte civile, si era associata alla richiesta di condanna.
I difensori dell'imputato, gli avvocati Salvatore Pennica, Ettore Piscopo e Francesca Dumas, avevano invece chiesto l'assoluzione sostenendo una versione del tutto diversa dei fatti. La pena inflitta è ridotta di un terzo per il rito abbreviato. Il giovane era accusato di avere perseguitato una ragazza ucraina di 25 anni e di avere abusato di lei mentre faceva jogging al viale delle Dune. La donna sarebbe stata tormentata per settimane. L'ucraina ha raccontato di essere stata pedinata a tutte le ore.
Il pomeriggio del 13 febbraio dell'anno scorso la situazione sarebbe precipitata. La venticinquenne stava facendo footing al viale delle Dune, nei pressi del chiosco Oceano Mare della terza traversa. Annolino l'avrebbe aggredita alle spalle cercando di bloccarla e abusando di lei. La straniera, da tempo residente in città dove è sposata e ha un figlio, sarebbe riuscita a respingerlo mordendolo a una mano e liberandosi dalla presa. Annolino sarebbe scappato e l'ucraina chiese aiuto a un anziano che passava con l'auto. La ragazza ha poi denunciato tutto ai carabinieri che hanno avviato le indagini sfociate con l'ordinanza che imponeva al giovane gli arresti domiciliari.
L'avvocato D'Azzò aveva chiesto il risarcimento dei danni di 150 mila euro sottolineando la circostanza che la ragazza, a causa di questo trauma, subì un aborto spontaneo. Il giudice non ha quantificato il risarcimento, né ha disposto una provvisionale (vale a dire un anticipo del risarcimento dei danni), rimandando al giudice civile la quantificazione. Il giovane, ascoltato in aula, aveva dato una versione del tutto diversa. «È stata lei a sorridermi ed ammiccare, - aveva detto - poi senza motivo ha iniziato a gridare e sono stato costretto a tapparle la bocca ma non ho commesso alcuna violenza. Ci conoscevamo ma non l'ho mai molestata. Quel giorno è stata lei a farmi cenno di seguirla nella pedana del chiosco. Poi - aveva aggiunto - improvvisamente ha iniziato a urlare». Il giudice, però, non gli ha creduto.

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