San Leone, la denuncia di Mareamico «Acque inquinate anche alle Dune»

Nei mesi scorsi, la Procura della Repubblica aveva avviato un’indagine per accertare precise responsabilità
Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. Non c’è pace per il mare di Agrigento che, a prescindere dalle stagioni. Pennelli che si rompono, acque reflue sulla battigia e liquami lungo la costa. Quanto basta per «macchiare» indelebilmente l’immagine di quello che è stato uno dei litorali più belli della Sicilia. La denuncia di un nuovo inquinamento arriva questa volta dal responsbaile provinciale dell’associazione Mareamico, Claudio Lombardo che ha decumentato la segnalazione con foto e filmati.
«Non bastava l'inquinato fiume Akragas, l'altrettanto inquinato fiume Naro e la condotta sottomarina a distruggere il nostro mare - spiega Lombardo - ora ci si mette pure una sorta di condotta, semi nascosta dalla sterpaglia nella zona delle Dune, a versare copiosamente in spiaggia le acque maleodoranti ed inquinate provenienti dalla zona di via Cavaleri Magazzeni, via degli Imperatori e via Magellano. Probabilmente questa condotta dovrebbe condurre solo acque bianche meteoriche ed invece, lungo la strada, qualcuno ne approfitta e sversa le proprie fogne». Il risultato di tutto questo è visibile a chiunque abbia voglia di dare un’occhiata a quanto sta accadendo o soltanto di «metterci il naso», considerando l’odore nauseabondo che c’è nella zona. «Quello che accade - conclude Lombardo - è sotto gli occhi di tutti e le foto allegate rappresentano chiaramente ciò che accade mentre in loco l'olfatto non lascia nessun dubbio sulla qualità di queste acque. Sembra strano che il comune di Agrigento con il suo ufficio tecnico, l'ATO e Girgenti Acque non sappiano cosa stia accadendo o forse si sta aspettando l'estate per dire che l'inquinamento del mare è causato da un sabotaggio».
Intanto, si aspettano a giorni le risultanze dell’inchiesta sull’inquinamento del mare di San Leone. Come si ricorderà, lo scorso novembre erano stati resi noti i risultati dela consulenza tecnica affidata al professor Salvatore Sciacca dell’Università di Catania dalla Procura della Repubblica di Agrigento. La consulenza spiegò che la depurazione negli ultimi 10 anni, è stata praticamente assente e le autorizzazioni per per scaricare i liquami non sono mai state concesse perché mai richieste. Ciò che è stato sinora disposto come i pennelli a mare, sarebbe dunque fuorilegge. Da più parti si è parlato di probabili quanto possibili avvisi di garanzia da parte del procuratore capo Renato Di Natale, dell'aggiunto Ignazio Fonzo e del sostituto Arianna Ciavattini che seguono l’inchiesta.
Dell’inquinamento del mare agrigentino si era fatta portavoce nel tempo anche l'attivista agrigentina Ausilia Eccelso, presidente dell'associazione culturale Damarete, che poco tempo addietro aveva inviato una lettera aperta al Presidente e all'intero Consiglio Comunale di Agrigento proprio in concomitanza con l’apertura dell’inchiesta giudiziaria.
«La Procura - scrisse in quella circostanza - ha fatto e sta facendo ciò che le compete, e cioè stabilire se vi è stato alcuno, e chi nel caso, che abbia compiuto qualche reato perseguendolo personalmente, ma è alla politica che tocca trovare da sé ed in sè e i responsabili politici ed anche la soluzione della questione per fare in modo che, il lavoro ad oggi compiuto dai magistrati, non sia inficiato il giorno dopo l’emissione delle sentenze se ce ne saranno».

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