Licata, "È cognato del sindaco, deve lasciare"

L’ex consigliere comunale Pasquale Occhipinti ieri è tornato a chiederne le dimissioni. «Licata è affine di Graci, non può stare in giunta»
Agrigento, Archivio

LICATA. Tiene banco la polemica sulla presenza in giunta di Paolo Licata, cognato del sindaco Angelo Graci. A sollevare perplessità, due giorni fa, è stato l’ex consigliere comunale Pasquale Occhipinti. Quest’ultimo, citando una legge regionale dello scorso anno entrata in vigore il primo gennaio del 2012, ha sostenuto che “nelle amministrazioni non possono essere presenti affini del sindaco, compresi i cognati” e, di fatto, ha chiesto a Graci di “licenziare” il titolare delle deleghe al Turismo ed alla Marineria.

Lo stesso giorno a replicare ad Occhipinti era stato Giuseppe Terranova, il quale gli aveva dato ragione riguardo al fatto che la giunta in carica, in virtù della stessa legge, dovrebbe essere ridotta da otto a sei componenti, ma aveva sostenuto che la norma è dalla parte di Graci riguardo al parente.

“Licata può stare in giunta – ha argomentato Terranova – perché è un cognato indiretto”. Ieri è arrivata la replica di Pasquale Occhipinti, il quale ha diffuso un’altra nota sulla ormai scottante vicenda. “La sola limitazione dei cognati diretti, secondo il mio modesto parere, non trova riscontro – ha scritto Occhipinti – ne nelle leggi, ne nelle ratio delle leggi. Come si sa il divieto a non poter far parte della giunta di parenti e affini fino al secondo grado era già dettato dalla legge 7 del ’92 che testualmente disponeva: non possono far parte della giunta il coniuge, gli ascendenti, i discendenti, i parenti e gli affini fino al secondo grado del sindaco”.

Secondo Occhipinti, dunque, non c’è interpretazione che tenga: Licata è cognato di Graci e perciò non può essere un suo assessore. “Quanto stabilito dalla legge del ’92 è stato ripreso – ha aggiunto Occhipinti – dalla norma del 2011 e dalla circolare dell’assessore alle Autonomie Locali del marzo scorso. Nessuna definizione di cognati diretti si trova nelle normative e nella circolare. Nei due casi trova posto, invece, la parola affini”.

Intanto ieri sulla questione è intervenuto lo stesso sindaco Angelo Graci, che nel giorno in cui era scoppiata la polemica non aveva replicato perché non era in sede. “La legge parla chiaro – sono le parole di Graci -, noi non facciamo altro che attenerci a quanto è previsto. La normativa mi garantisce la possibilità di avere tra gli assessori mio cognato, ed io lo faccio. Sono sicuro di non commettere alcun illecito”.

Stessa sicurezza che il primo cittadino aveva manifestato negli scorsi mesi, quando da più parti (considerata la grave crisi finanziaria in cui versa il Comune) gli era stato chiesto di ridurre il numero degli assessori, approfittando anche del fatto che alcuni componenti l’esecutivo si erano dimessi. “La legge – aveva detto in quel caso Graci – mi permetterebbe di nominare addirittura dieci assessori, altro che ridurre”.

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