Cattolica, processo «Orso Bruno» Assoluzione per sette imputati

Erano accusati a vario titolo di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento, riciclaggio e aggiotaggio
Agrigento, Archivio

CATTOLICA ERACLEA. “Il fatto non sussiste”. Con questa formula ampiamente liberatoria sono stati assolti dal Tribunale di Roma tutti gli imputati del processo, celebrato col rito ordinario, scaturito dall’inchiesta antimafia “Orso bruno” condotta dal Centro Operativo della Dia della capitale.

Sotto processo in questi anni - accusati a vario titolo di associazione mafiosa transnazionale, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, aggiotaggio, insider trading – ci sono stati Beniamino Gioiello Zappia, 74 anni, Giuseppe Spagnolo, 58 anni, Roberto Papalia, 67 anni, Diego Olivieri, 60 anni, Rodolfo Fedi, 75 anni, e Geoffrey Peter Huxley, 86 anni. La sentenza - che arriva esattamente 5 anni, un mese e un giorno dopo l'operazione che il 23 ottobre 2007 portò in carcere 19 presunti affiliati al clan italo-canadese dei Rizzuto in Italia - oltre all’assoluzione contempla anche il dissequestro di ingenti beni.

Nell’Agrigentino vengono dissequestrati i beni dell’imprenditore Giuseppe Spagnolo al quale erano stati sottratti oltre a conti correnti beni immobili tra Cattolica Eraclea, Montallegro, Ribera e Cianciana. Ed anche i beni di proprietà di Beniamino Gioeiello Zappia, ritenuto il “colonnello” dei Rizzuto in Italia che faceva la spola tra Cattolica e Milano, al quale erano state sequestrate, tra l’altro, preziose opere d’arte tra le quali tele di Guttuso, De Chirico, Dalì.

Al centro dell’inchiesta della Dia, svolta in collaborazione con il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano e sviluppatasi nell’ambito del programma di cooperazione di polizia tra Italia e Canada, il presunto tentativo di riciclaggio di 600 milioni di dollari provenienti dal traffico di stupefacenti attraverso la Made in Italy Spa, con sede davanti Palazzo Chigi, diretta da Mariano Turrisi (già condannato a 7 anni di carcere col rito abbreviato) che, secondo la Dia, seguiva l’operazione per conto del boss Vito Rizzuto.

Le indagini avrebbero consentito secondo gli inquirenti di scoprire attività avviate dal clan Rizzuto tramite “cellule” operative attive in Italia, Nord America, Francia e Svizzera, con lo scopo di ottenere il controllo di importanti attività economiche ed imprenditoriali. Passata ai raggi X dagli investigatori “una struttura criminale caratterizzata dalla transnazionalità delle proprie attività criminose e facente capo alla famiglia Rizzuto, originaria di Cattolica Eraclea, storicamente legata al sodalizio mafioso Cuntrera-Caruana, originario di Siculiana, ed alla famiglia Bonanno di New York”. L’assoluzione dei sei imputati ha radicalmente mutato il costrutto accusatorio. Per gli indagati residenti all’estero, tra i quali il “padrino” Vito Rizzuto, era stata chiesta l’estradizione in Italia.

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