Autolinee Cuffaro, stipendi bloccati

I dipendenti dalla notte di martedì sono in assemblea permanente nell’autorimessa di contrada Malvello. Sollecitano gli arretrati
Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. Da quattro mesi sono senza stipendio. Non hanno incassato neanche la quattordicesima. Undici dipendenti dell'autolinee "Cuffaro Vincenzo e C. srl" di Casteltermini, dalla notte fra martedì e ieri, sono in assemblea permanente nell'autorimessa di contrada Malvello.

Sono lavoratori disperati che non sanno più come dare da mangiare alle proprie famiglie, come pagare la rata del mutuo che scade, come mantenere gli studi dei figli. «Siamo talmente preoccupati, stressati - hanno spiegato i dipendenti ieri mattina - che temiamo anche per la nostra lucidità. E la lucidità è fondamentale per chi guida un pullman con 40, 50 persone a bordo. Nonostante un mese fa sia stata fatta una riunione, la situazione non s'è sbloccata e per questo motivo abbiamo preso la decisione di questa prova di forza, dell'assemblea permanente».

I lavoratori non danno però la colpa all'azienda, ma alla Regione che non ha ancora erogato i contributi. «L'azienda - ha spiegato, poco dopo, il sindacalista Raffaele Campione della Cgil - sostiene di non aver riscosso i contributi dalla Regione e non ce la fa più. Abbiamo sollecitato la Prefettura di Agrigento affinché si interessi per cercare di risolvere questa situazione emergenziale».

«La Regione non ci paga dallo scorso aprile - ha detto Massimo Martorana, amministratore unico e legale rappresentante della Vincenzo Cuffaro e C. srl di Casteltermini - . Nonostante siano mancati i contributi, l'azienda è riuscita, con grandissimo sacrificio, a sostenere le spese principali come quella del gasolio. Quindi tante spese e nessuna entrata. Del resto il costo del biglietto, trattandosi di servizio pubblico, è imposto dalla Regione. Sappiamo perfettamente che i nostri dipendenti - continua Martorana - hanno famiglia, hanno un mutuo sulle spalle, e noi siamo con loro.

L'unica cosa che non abbiamo condiviso è questa decisione improvvisa perché, trattandosi di pubblico servizio, l'astensione dal lavoro va concordata preventivamente, proprio per evitare che, nella loro disperazione, possano incorrere in altri problemi, come una denuncia per interruzione di pubblico servizio. Stiamo pertanto cercando - ha concluso - d'assicurare certe corse in certe fasce orarie. Nessuno di noi vuole che vengano denunciati. Siamo anzi disposti, con un atto concordato, ad andarci ad incatenare, assieme a loro, davanti alla Regione».

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