Fatture false e cave abusive: inchiesta sul porto di Licata

I militari della guardia di finanza indagano su un presunto giro milionario di fatture false per giustificare la provenienza di materiale da cava, estratto abusivamente
Agrigento, Archivio

LICATA. Militari della guardia di finanza hanno perquisito le sedi di alcune società che hanno fornito sabbia e pietrisco per la costruzione del porto di Licata nell'ambito di un'inchiesta della Procura su un presunto giro milionario di fatture false per giustificare la provenienza di
materiale da cava, estratto abusivamente.

Il sostituto procuratore di Agrigento, Andrea Maggioni ha disposto i controlli sull'ipotesi che il materiale da scavo provenga dallo sfruttamento abusivo di alcune cave ad opera di imprese della provincia. Le indagini, condotte dalle Fiamme gialle mirano a contrastare sia i reati di natura ambientale, che hanno portato ad un impoverimento e ad uno sfregio paesaggistico del territorio nel Licatese, che quelli rientranti nello specifico comparto fiscale e tributario. L'operazione, denominata 'Bedrock', è stata avviata dopo un controllo eseguito in una cava abusiva, nello scorso marzo, da parte del distretto minerario di Caltanissetta, della polizia locale e della guardia di finanza di Licata.

Le perquisizioni, per le quali sono stati impiegati una ventina di finanzieri, sono state estese anche ad alcuni consulenti, ed hanno portato al sequestro di documentazione contabile e computer.

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