San Leone, l’inchiesta sulla depurazione Il popolo di Internet: «Si faccia giustizia»

Nei giorni scorsi depositate le conclusioni del perito della magistratura Salvatore Sciacca
Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. Al momento il fascicolo d’indagine è a carico di ignoti ma l’inchiesta della Procura della repubblica di Agrigento sull’inquinamento nel mare di San leone, coordinata dai procuratori Renato Di Natale ed Ignazio Fonzo, è di quelle destinate a lasciare il segno perché coinvolge anche la salute dei cittadini. Solo qualche giorno addietro infatti, il professor Salvatore Sciacca, il perito nominato dalla Procura della Repubblica per una consulenza sugli scarichi dei reflui a mare ha completato il suo lavoro spiegando che la depurazione negli ultimi 10 anni è stata praticamente assente e le autorizzazioni per scaricare i liquami non sono mai state concesse perché mai richieste. Ciò che è stato sinora disposto come i pennelli a mare sarebbe dunque fuorilegge. E sulla scorta delle notizie che arrivano dal palazzo di Giustizia, sono tantissimi i commenti sui social network e sui siti on line dove i cittadini hanno lasciato commenti e valutazioni. «La verità - scrive Luigi - è che se anche il depuratore del Villaggio Peruzzo era vicino al centro abitato, era pur sempre il male minore, ora invece, nè si è completato nè si possono smontare le opere in cemento armato già costruite. Ora bisogna ripartire da zero e con il fiato al collo degli esagitati di Legambiente che vedono il diavolo dapertutto». Interviene Aldo Capitano di Insieme nel sociale: «La giustizia deve agire implacabile - scrive - perchè è impossibile che per lunghissimi venti anni la nostra città ed i cittadini hanno vissuto il mare inquinato. Ristoratori, albergatori , fornitori e commercianti hanno vissuto venti lunghi anni in crisi economica e turistica. Anche i proprietari degli immobili in affitto nelle zone balneari hanno avuto difficoltà ad affitare le loro proprietà. Un danno ambientale di gravissime dimensioni oltre al danno erariale». Sull’inchiesta si registra anche il commento del consigliere comunale Gerlando Gibilaro. «È opportuno sottolineare - scrive - che l'intervento propizio della Magistratura scaturisce a seguito dell'incapacità di tutte le amministrazioni che si sono succedute nel tempo, le quali non hanno avuto le capacità e le competenze per risolvere il problema decennale dello smaltimento delle acque reflue, ossia l'insieme delle acque di derivazione domestica come le acque nere. Necessario risulta precisare che i pennelli a mare, ab origine, erano stati concepiti come soluzione temporanea e tampone d'emergenza per la zona balneare di San Leone. Purtroppo per incapacità, la temporaneità e l'illegalità dei pennelli si è trasformata in perpetuità e legalità agrigentina».

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