AtoGesa, a rischio 400 posti: le ditte convocano i sindacati

Se alle imprese non saranno pagati quasi 12 milioni, il contratto d’appalto sarà sciolto. Raccolta a rischio
Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. All'orizzonte, non si intravede null'altro che il disastro sociale ed ambientale. Se l'AtoGesa Ag2, come sembra probabile, non pagherà gli 11.798.033,61 euro richiesti dal raggruppamento temporaneo di imprese, il 12 novembre non soltanto verrà interrotto il servizio di raccolta dei rifiuti, ma oltre 400 operatori ecologici perderanno il lavoro.
L'amministratore delegato dell'Iseda Giancarlo Alongi, anche nella qualità di capogruppo del raggruppamento di imprese, ieri, ha invitato i sindacati a concordare una data per una riunione urgente «per definire le formalità di rito per il ricorso all'eventuale licenziamento collettivo e/o al ricorso alla cassa integrazione guadagni in deroga».

«La situazione finanziaria che si è venuta a creare - premette Alongi nella comunicazione inviata anche alla Prefettura e all'ufficio del commissario delegato del Dipartimento regionale delle acque e dei rifiuti - è gravissima, tant'è che è stato formalizzato un atto di diffida all'AtoGesa Ag2». All'AtoGesa Ag2, il raggruppamento temporaneo di imprese ha chiesto, formalmente, con l'atto di diffida depositato dall'avvocato Giuseppe Scozzari, 11.798.033,61 euro, ossia i corrispettivi maturati per il servizio di raccolta e conferimento dei rifiuti effettuato da marzo al 30 agosto. Altrimenti, - ecco l'ultimatum - il contratto d'appalto del raggruppamento temporaneo di imprese di cui è capogruppo Iseda - e nel quale convergono Sap, Ecoin, Icos e Seap - si intenderà risoluto. E il servizio di igiene urbana, nei 19 Comuni dell'Ato Ag2, cesserà immediatamente.

Il commissario liquidatore dell'AtoGesa Ag2, Teresa Restivo, nella tarda mattinata di ieri, ha preferito non commentare, limitandosi a dire: «a metà settimana, ne parlerò, mi consulterò con l'assemblea dei soci e col legale». Il fatto è però uno soltanto. In cassa l'AtoGesa Ag2 non ha mai avuto - neanche nei periodi più floridi - così tanti soldi. Figurarsi adesso. Gli ultimi 800 mila euro che l'AtoGesa Ag2 aveva in cassa sono stati ripartiti fra l'impresa Catanzaro che si occupa della discarica subcomprensoriale e le ditte. Perché da un lato c'è già uno sciopero, per il 5 e il 6 novembre, proclamato dagli operatori ecologici che fino ad ora hanno ricevuto soltanto acconti sulle mensilità. Dall'altro, anche la ditta Catanzaro vanta crediti su crediti.

E il momento storico non è nemmeno dei migliori. Neanche la Regione, fermo restando la tornata elettorale odierna e l'elezione del presidente e dei componenti dell'Ars, farebbe in tempo ad intervenire finanziariamente. I Comuni non hanno soldi e non pagano. In altri si parla ancora di bilanci. Da dove dovrebbero arrivare tutti questi soldi? Il disastro sociale ed ambientale sembra avvicinarsi sempre di più.

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