Il nubifragio a Santa Margherita, si chiede lo stato di calamità naturale

Al cimitero la situazione più grave: la parte monumentale rimane chiusa, distrutti i sepolcri, sradicati gli alberi
Agrigento, Archivio

SANTA MARGHERITA. Un consiglio comunale straordinario ed urgente per richiedere lo stato di calamità naturale a seguito del violento ciclone che si abbattuto sulla cittadina. È stato convocato per lunedì sera dal presidente del civico consesso, Francesco Ciaccio. A distanza di una settimana è chiaro il bilancio dei danni provocati dal violento ciclone, che con venti di 200 chilometri orari, nel suo passaggio, ha distrutto ogni cosa. Al cimitero belicino la situazione più grave. Nella parte monumentale, che rimane chiusa, i danni maggiori. Centinaia sono stati gli alberi secolari sradicati, che con i loro fusti si sono abbattuti sulle tombe. Ad essere distrutta è la parte ornamentale di ben 500 sepolcri.

Secondo una stima i danni ammontano per la parte monumentale del cimitero, cioè il versante sud, ad un milione di euro. Ora c’è da togliere i robusti alberi, ripulire i viali, mettere in sicurezza le parti vegetali degli arbusti rimasti danneggiati dal ciclone, ma i cui rami sono sospesi in aria, e poi l’intervento più complesso che riguarda la ricostruzione ed il risanamento delle parti ornamentali delle tombe. Un lavoro, questo, che ha bisogno di risorse da parte delle istituzioni pubbliche, che certo non potrà essere risolto entro il prossimo primo novembre, giorno dei morti. Da domani, intanto, una squadra di 7 operai della forestale, sarà al lavoro per rimuovere gli alberi sradicati. Sempre da domani, sarà consentito l’accesso al cimitero, però solo nella parte nuova, quella a nord. Lì, l’assenza di alberi ha provocato modesti danni. Una squadra di operai del Comune, inizierà anche i lavori di rimozione delle fronde degli alberi che sono sparsi nella villa del Gattopardo. Anche qui i danni sono stati stimati per circa 108 mila euro. Il ciclone, ha agitato la storia che si raccontava attorno a quelle maestose essenze arboree.

Con le lacrime agli occhi i titolari delle aziende agricole che stavano per raccogliere il prodotto appena maturato del ficodindia. In questo comparto, il danno valutato in sinergia con la condotta agraria di Sciacca, è del 60 per cento della produzione lorda vendibile, ed è stato stimato in circa un altro milione di euro. Solo il riconoscimento dello stato di calamità naturale, da parte degli organi preposti, può far fronte alle legittime richieste d’aiuto e consentire che già la disastrata economia belicina possa riprendersi. Ma fino ad adesso nessun intervento economico si intravede all’orizzonte, e restano i danni, a cui vanno sommati quelli che segnalano i privati.

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