Favara, pure i fiorai contro i funerali nelle parrocchie

FAVARA. I preti non intendono fare sconti. A Favara dal prossimo 2 novembre i funerali torneranno a celebrarsi nelle chiese vicine alla zona in cui abitava il defunto, interrompendo una tradizione, quasi quarantennale, che vede le esequie tenersi nella cappella del cimitero di Piana Traversa. Il presbiterio favarese darebbe corso a una direttiva della Conferenza Episcopale Italiana, ma si scontra in primo luogo con i fiorai visto che, con la nuova disposizione, viene consentito l’ingresso in chiesa solo del «cuscino» di fiori da poggiare sulla bara.
Si tratta di un tema scottante che è stato dibattuto l’altro ieri sera dai sacerdoti, con in testa l’arciprete Mimmo Zambito, i sei titolari delle agenzie funebri e alcuni rivenditori di fiori. Ma il clero non ha voluto sentire ragioni: i funerali tornano in chiesa, nonostante la popolazione ritenga che sia un passo nel buio. Il nodo da sciogliere è come disciplinare il traffico davanti ai luoghi di culto in considerazione del fatto che tutti i funerali sono molto partecipati. E l’ordinanza firmata nel 1973 dall’allora assessore ai servizi cimiteriali, il medico Pietro La Russa, oltre che da motivi sanitari era dettata proprio dalla necessità di non interferire con la mobilità urbana. Anche l’amministrazione comunale ha manifestato perplessità sulla decisione di riportare in chiesa i funerali, tanto che il sindaco Rosario Manganella ha chiesto udienza al capo della diocesi agrigentina. Domani è previsto un incontro con l’arcivescovo Franco Montenegro.
È probabile che il primo cittadino chieda una deroga, ma è pur vero che si è di fronte a una decisione che arriva dalle più alte gerarchie ecclesiali che i preti favaresi, per il voto di ubbidienza, non possono disattendere.

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