Partono gli spot sul cimitero privato: "Qui spazi e pace"

La struttura realizzata a Piano Gatta. L'azienda che lo ha creato ha ottenuto la concessione per 25 anni. La pubblicità parla di ampie e comode tombe "a partire da otto posti e da 21 mila euro"
Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. Si potrebbe dire che è l’ultima frontiera della pubblicità. Ultima davvero, perché quando si riuscirà a godere del prodotto, non ci sarà più tempo e modo di acquistare nulla. Se non la pace eterna.
«Graziosissima, baciata dal sole, c’è una tranquillità e una serenità unica ed è anche raggiungibile da tutte le strade intorno ad Agrigento», dice con un sorrisone davanti alla telecamera l’amministratore unico della Europa costruzioni, Salvatore D’Anna, mostrando viali e alberi rigogliosi. E non decanta una villa, un complesso residenziale, un residence turistico. Ma un cimitero, il nuovo cimitero della città dei Templi nella località di Piano Gatta, la cui promozione corre veloce sulle tv locali. Nell’era della pubblicità, anche questo succede. Che lo spot illustri «spazi ordinati e accoglienti, igiene e decoro, silenzio e raccoglimento, ampi e comodi viali ricchi di verde pubblico che convergono nella grande piazza circolare che vedrà a breve la costruzione di una cappella per le celebrazioni religiose».
Nella Sicilia a corto di cimiteri, dove morire è l’ultima fatica di una vita passata tra file, timbri, gimkane burocratiche, la costruzione di un camposanto nuovo di zecca è davvero un evento. Ed è un doppio evento che a costruirlo, questa volta, non sia direttamente il Comune, ma una ditta privata che — come recita puntualmente l’amministratore — «ha acquisito la concessione venticinquennale per la progettazione, la costruzione e la gestione». Un investimento immobiliare come un altro, da pubblicizzare al pari di una serie di villette a schiera davanti al mare.
Esclusa l’intercessione col buon Dio per un buon trattamento nella vita eterna, il resto è garantito: «La Europa costruzioni si occupa di tutti gli aspetti tecnico-amministrativi per l’assegnazione in concessione, sgravando il cittadino da qualsiasi compito», dice la voce femminile che nello spot si alterna a quella dell’amministratore, mentre una musica soft vibra in sottofondo.
E sì, morire in Sicilia è una cosa seria, terribilmente seria. Qui nacque quell’Alfredo Salafia che inventò una tecnica di mummificazione che agli inizi del secolo scorso fece fortuna pure in America: la formula magica che eternò la bellezza di Rosalia, la bimba di due anni che riposa nelle catacombe dei Cappuccini. Qui, è solo qui, c’è la Festa dei morti, un ossimoro linguistico senza pari. E in più, questa volta, c’è la solita «corda pazza» agrigentina, quella visione del mondo pirandelliana che investe tutto, che sovverte i canoni della realtà e li ricompone a modo suo.
Così, forse non c’è nulla di cui stupirsi qui, se il signore barbuto della società edile inviti con un sorriso da tour operator a constatare di persona quanto belle siano le tombe, «a partire da otto posti e da 21 mila euro, con concessione di 99 anni». Se non riesca a trattenere la soddisfazione «di avere già assegnato 180 cappelle e qualcosa come 1500 loculi», se non risparmi toni lirici nella descrizioni degli immobili da collocare sul mercato dei vivi per il traguardo che prima o poi tocca tagliare a tutti: «Agrigento è una bellissima città, una città storica importante, merita un cimitero all’altezza della situazione».

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